Le regole del gioco
Elisa Chiari

Il Senato delle regioni, l'immunità e la credibilità delle istituzioni

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La scorsa estate il caso Azzollini aveva riacceso il dibattito sull’ immunità parlamentare. Lo stesso ministro Orlando, a titolo personale, aveva aperto all’ idea di una revisione dell’ istituto argomentando: «L’ autorizzazione all’ arresto ormai ha cambiato pelle, è diventata un’ anticipazione di giudizio di colpevolezza o di innocenza, comunque una valutazione politica. Quindi, forse, è arrivato il tempo di riflettere su come ristrutturarla».

Il tema potrebbe riproporsi a maggior ragione oggi, che l’ immunità così com’ è disegnata attualmente dall’ articolo 68 della Costituzione viene assegnata anche al nuovo Senato, non più titolare della fiducia al Governo ma ancora di alcune funzioni legislative. Il problema è che il nuovo Senato sarà composto di amministratori provenienti dai Comuni e dalle Regioni, proprio mentre le amministrazioni regionali stanno dando, da anni, di sé,  un’ immagine di legalità al minimo storico, evidenziando quella che il Presidente Mattarella ha chiamato “concezione rapinatoria” della politica.   

Vien da chiedersi: con l’ immunità così com’ è, quanto è alto il rischio che nel neonato  Senato trovino rifugio dall’ azione della magistratura rappresentanti che non si sono distinti per comportamenti probi nelle giunte e nei consigli d'appartenenza? Dato che l’ autorizzazione preventiva a una perquisizione o a un’ intercettazione vanifica di fatto questi strumenti di indagine preavvertendo l’ interessato. E quand’ anche si verificasse un improvviso sussulto di dignità istituzionale, tale da azzerare il pericolo reale di una camera alta-salvacondotto, non ci sarà il rischio che basti il dubbio coltivato dal cittadino medio – dubbio legittimo visti i precedenti - a minare in culla la credibilità del Senato neonato?

Può darsi che sia scandaloso domandarselo
– ma le istituzioni democratiche vivono anche di trasparenza e di credibilità -: non sarà venuto il momento di aprire un dibattito serio sul senso attuale dell’ immunità (per entrambe le Camere) e sull’ uso che se n’ è fatto, per chiedersi se non sia giunto il tempo di riflettere sull’ opportunità di limitarla all’ insindacabilità delle opinioni?

Ps. Siamo tutti d’ accordo che l’ immunità sia nata storicamente come una garanzia di civiltà, ma è innegabile che se ne sia storicamente abusato fino al punto di svuotarla del significato originario.



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