Le parole e i gesti di Francesco
Redazione Chiesa FC

Il Papa: «Guardiamo dall’ alto in basso solo per aiutare il prossimo ad alzarsi»

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«Cosa faccio io? Sono brigante, truffatore, corrotto? Sono brigante, lì? Sono un sacerdote guarda, vede e guarda da un’ altra parte e va oltre? O un dirigente cattolico, che fa lo stesso? O sono un peccatore? Uno che deve essere condannato per i propri peccati? E mi avvicino, mi faccio prossimo, mi prendo cura di quello che ha bisogno? Come faccio, io, davanti a tante ferite, a tante persone ferite con le quali mi incontro tutti i giorni? Faccio come Gesù? Prendo forma di servo?».

Con queste domande papa Francesco conclude l’ omelia della Messa celebrata lunedì mattina a Santa Marta durante la quale ha commentato la parabola evangelica del buon samaritano che, nota il Papa, è la risposta che Gesù dà al dottore della Legge, che vuole metterlo alla prova chiedendogli cosa fare per ereditare la vita eterna.

Nella parabola ci sono sei “attori”: i briganti, l’ uomo ferito a morte, il sacerdote, il levita, il locandiere e il samaritano, un pagano che non era del popolo ebraico. Cristo sempre risponde in modo “più alto”, evidenzia Francesco. In questo caso con una storia che vuole spiegare proprio il suo stesso mistero, “il mistero di Gesù”. Quindi, il Papa descrive un atteggiamento frequente. I briganti se ne erano andati via felici perché lo avevano derubato di “tante cose buone” e non gli importava della sua vita. Il sacerdote, “che dovrebbe essere un uomo di Dio”, e il levita, che era vicino alla Legge, passano oltre di fronte all’ uomo ferito, quasi in fin di vita: si tratta, afferma, di «un atteggiamento molto abituale fra noi: guardare una calamità, guardare una cosa brutta e passare oltre. E poi leggerla sui giornali, un po’ dipinti dello scandalo o del sensazionalismo. Invece, questo pagano, peccatore, che era in viaggio, “vide e non passò oltre: ebbe compassione”. E Luca descrive bene: “Vide, ne ebbe compassione, gli si fece vicino, non si allontanò: si avvicinò. Gli fasciò le ferite – lui! – versandogli olio e vino”. Ma non lo lasciò lì: ho fatto il mio e me ne vado; no». Poi lo caricò sul suo cavallo, lo portò in albergo e si prese cura di lui ma il giorno seguente, dovendosene andare per i suoi affari, pagò il locandiere perché aiutasse quell'uomo ferito, dicendogli che ciò che avesse speso in più “di questi due denari”, glielo avrebbe pagato al suo ritorno.

Questo, dice Bergoglio, è «il mistero di Cristo che si è fatto servo, si abbassò, si annientò e morì per noi». Gesù «non passò oltre, andò da noi, feriti alla morte, si prese cura di noi, pagò per noi e continua a pagare e pagherà, quando verrà per la seconda volta». Riflettendo su questa , dice il Pontefice, «capiremo in più la profondità, la larghezza del mistero di Gesù Cristo. Il dottore della legge se ne andò zitto, pieno di vergogna, non capì. Non capì il mistero di Cristo. Forse avrà capito quel principio umano che ci avvicina a capire il mistero di Cristo: che ogni uomo guardi un altro uomo dall’ alto in basso, solamente quando deve aiutarlo a sollevarsi. E se qualcuno che fa questo, è in buon cammino, è sulla buona strada, verso Gesù».



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