Rito romano
Fabio Rosini

III Domenica di Avvento (Anno B) - 17 Dicembre 2017

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QUALCUNO A CUI VALE LA PENA DARE SPAZIO

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Giovanni 1,6-8.19-28
  

Il posto in cui Giovanni Battista si mette a predicare – al di là del Giordano – è emblematico: è analogo al luogo dell’ entrata nella Terra di Canaan per il popolo di Dio, alla fine del cammino del deserto. Questo fatto è narrato all’ inizio del libro di Giosuè – appena dopo la morte di Mosè – quando il ruolo del condottiero viene preso dal suo attendente, Giosuè, appunto. Egli condurrà il popolo di qua dal Giordano e alla conquista della Terra. Sorpresa: non è colui che li ha tirati fuori dall’ Egitto e li ha guidati fin qui, il grande Mosè, che li introdurrà nella Terra promessa, perché il suo ministero deve finire lì. Si deve mettere da parte.

In questo luogo Giovanni Battista fa lo stesso: non è un caso che Giosuè e Gesù, in ebraico, siano lo stesso nome… e, come Mosè, lui si ferma di là del Giordano, perché arriva un Altro. Infatti, quando gli chiedono chi sia, risponde per via negativa: dice chi non è. Tutto il brano rincorre questo tema: non è lui la luce, non è lui il Cristo, e non è altre cose. Dice di essere solo una voce. Evita, per quanto può, di parlare di sé stesso, e rimanda a un altro. Se parla del suo battesimo è solo perché farà da sfondo a qualcosa di molto più importante.

Fare spazio a un altro è la vittoria sull’ assolutizzazione del nostro ego.

Per entrare nel mondo il Signore ha bisogno di qualcuno che gli apra la porta. Maria apre la porta alla Sua vita nella carne, accogliendo quel che gli è annunciato; Giovanni gli dischiude l’ ingresso nel suo ministero pubblico, sapendo cedere a Lui lo spazio scenico, la ribalta. Bisogna considerare che la predicazione del Battista aveva avuto un successo inaudito. Facile diventare autoreferenziali. Invece resta al suo posto. Erode, per contro, impazzirà per non cedere il posto, e manderà a uccidere pur di non essere detronizzato. Siamo tutti a quel bivio: fare un passo indietro e assecondare il Signore o affondare le nostre grinfie nella nostra autonomia e tenerci stretta la nostra indipendenza?

LA DOMENICA DELLA GIOIA. È proprio questo il Vangelo della domenica “Gaudete”, la domenica della gioia al centro dell’ Avvento. Sì, è una bella notizia scoprire che possiamo cedere il posto, che non siamo il centro della realtà, che c’ è qualcuno a cui vale la pena di dare spazio. Perché questa è la fine della nostra solitudine. Come quando ti innamori e scopri che c’ è qualcuno più importante della tua vita, qualcuno per cui moriresti. Come quando ti nasce un figlio e capisci che da quel momento vivrai per lui, è arrivato qualcuno a cui tieni più che a te stesso.

Possiamo annunziarlo: non siamo condannati all’ asfissìa del nostro ego, non siamo condannati a pensare a noi stessi. Ci si può dimenticare di sé. Si può amare. Colui che viene insegnerà proprio questo: a tenere alla vita altrui. Non per disprezzo di sé né per incuria verso la propria dignità, ma per amore. Vale la pena di cedere il posto a chi darà la sua vita per noi. A chi ci farà entrare nella Terra promessa, quella vera, il Regno dei Cieli.



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