Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 2 luglio - IV dopo Pentecoste

Pubblicità

Lettura del Vangelo secondo Luca (17,26-30.33)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’ uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’ arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’ uomo si manifesterà.

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva».
    

Dalla Parola alla vita

Perché, dopo la Pasqua vittoriosa di Gesù, il Padre manda lo Spirito nel cuore dei credenti? La risposta che oggi ascoltiamo dal Vangelo è chiara: senza la grazia il genere umano è perduto.

1. «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’ uomo». Gesù porta due esempi drammatici: Noè e il diluvio, Lot e la distruzione di Sodoma, cioè la distruzione del mondo con l’ acqua e con il fuoco. Oggi rischiamo la stessa situazione che l’ umanità ha vissuto ai tempi di Noè e di Lot. Il Vangelo ci dice che la vita (mangiare, bere, sposarsi, commerciare, arricchirsi, costruire il mondo) può andare avanti anche sostituendo le creature al Creatore, ma poi viene il momento della verità: l’ acqua distrugge e il fuoco divora. La parola di Gesù è chiara: muoiono tutti.

2. «Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’ uomo si manifesterà». Gesù non sta parlando della fine del mondo. Sappiamo che l’ evento finale della storia non sarà la distruzione del mondo ma la sua salvezza. Gesù, in realtà, parla del tempo della Chiesa, cioè del tempo intermedio tra la croce (quando Dio ha manifestato la volontà di amare il mondo sino alla fine) e l’ instaurazione della pienezza del Regno (quando tutto l’ universo sarà consegnato nella mani di Cristo Re). La Chiesa vive per testimoniare di fronte al mondo che la salvezza può venire solo dalla grazia. Da qui nasce la grande responsabilità dei cristiani: a loro è affidato il compito di anticipare il Regno costruendo la “bella umanità” che non nega Dio ma lo pone nell’ unico posto che gli compete, cioè al centro della vita. A questo punto diventa ben comprensibile la conclusione improvvisa e inaspettata del brano del Vangelo.

3. «Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva». Questo detto di Gesù indica il paradosso della vita cristiana: il dono arricchisce, il possesso impoverisce. La “forma” della vita cristiana è la croce di Gesù, cioè diventa cristiano solo ciò che prende la “forma” della croce: la vita è salva solo quando è “persa” per Dio e per gli altri. Mai come in queste espressioni diventa chiaro il significato cristiano del credere: la fede è l’ affidamento della vita a Dio per poi gestirla con libertà e riconoscenza. La fede non sta semplicemente nella convinzione che Dio esista e così poter ricorrere a lui in modo da “fare la mia vita” con un aiuto in più. La fede non può essere che il dono semplice, totale, amoroso e confidente di se stessi a Dio e il “restare” in questa condizione: mi dono e “resto donato”. Per questo il cristiano “danza” la vita con Dio e cerca di esprimere questo con un atteggiamento eucaristico e mite; eucaristico perché rende grazie di ogni cosa e ogni cosa restituisce a Colui che gliel’ ha donata; mite perché si tiene lontano da ogni forma di potere. Dio solo salva e Dio è grazia. Il mite non “rapina” ciò che non gli appartiene (la vita), ma lo accoglie con gioia e lo custodisce con amore e tremore.

Commento di don Luigi Galli



Loading

Pubblicità