Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 9 settembre - II dopo il martirio di san Giovanni il precursore

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (5,37-47)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita.

Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’ amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’ unico Dio?

Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».
   

Dalla Parola alla vita

Nella storia del popolo di Israele ritornano continuamente la premura e l’ amore che Dio ha manifestato verso il suo popolo. Ce lo ricorda in particolare il profeta Isaia nella lettura di questa domenica, mettendo sulla bocca di Dio queste parole: «Certo, essi sono il mio popolo, figli che non deluderanno»; e subito dopo continua il profeta dicendo: «e fu per loro un salvatore in tutte le loro tribolazioni. Non un inviato né un angelo, ma egli stesso li ha salvati; con amore e compassione li ha riscattati».

Ecco dunque come l’ amore di Dio si è manifestato e ha sostenuto questo popolo, ma ciò nonostante «essi si ribellarono e contristarono il suo santo spirito». A un Dio fedele e compassionevole il popolo risponde in modo contraddittorio e spesso infedele; solo dopo un lungo processo di ravvedimento, ecco che ritorna a lui con più consapevolezza: «Tu Signore sei nostro padre, da sempre ti chiami nostro redentore. Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci indurire il nostro cuore, così che non ti tema? Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità».

Tra la fedeltà di Dio e l’ infedeltà del popolo, arriviamo fino al Nuovo Testamento, alla manifestazione del Signore Gesù, ma la musica ancora non cambia. Anche il Signore Gesù rimprovera la sua generazione con parole forti per le stesse ragioni: «Voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; voi infatti non credete a colui che egli ha mandato». Ma il punto centrale su cui Gesù insiste con i suoi ascoltatori è detto in modo ancora più chiaro: «Ma vi conosco: non avete in voi l’ amore di Dio».

È proprio questo il problema o, se vogliamo, il dramma dell’ uomo di ieri e di oggi: Dio non ha mai smesso di amare l’ uomo, ogni creatura da lui voluta e accompagnata con amore di padre. Ma di questo amore l’ uomo non sa che farsene, o meglio, crede di non averne bisogno e si accontenta di una salvezza “fai da te” o peggio ancora rincorre “salvatori” che promettono una felicità fondata sul benessere che però esclude i poveri, una sicurezza che costruisce muri e tiene lontano i disperati, una pace apparente che si nutre di mille conflitti quotidiani e ignora guerre sanguinose che continuamente si combattono accanto a noi.

Abbiamo davvero bisogno di accogliere in noi l’ amore di Dio, per potercene nutrire, per esserne risanati e per potere, a nostra volta, costruire un mondo più giusto e più accogliente, fondato sul bene autentico. Senza di questo ci condanneremo da soli a «vagare lontano dalle sue vie» a vivere chiusi in noi stessi con il cuore indurito. L’ amore di Dio è medicina dell’ anima, basta solo accoglierlo, non costa nulla!

Libera Signore il nostro cuore da inutili chiusure e rigidità; donaci una fede semplice che sappia fidarsi di te, riconoscendo i tanti segni del tua amore nella nostra storia personale e nella storia dell’ umanità.

Commento di don Marco Bove



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