Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 9 luglio - V dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Luca (9,57-62)

In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’ uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’ aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
  

Dalla Parola alla vita

Il brano del Vangelo raccoglie tre diversi detti di Gesù sulla sequela; ognuno di essi sottolinea un aspetto particolare della sequela che egli chiede ai suoi discepoli.

1. «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù suscita un grande entusiasmo che, tuttavia, egli cerca di spegnere sul nascere: «Il Figlio dell’ uomo non ha dove posare il capo». Gesù non è il fondatore di una nuova religione o di una scuola filosofica che attrae per la sua novità; egli chiede di seguire non una dottrina ma di mettersi al seguito della sua persona. La differenza è enorme: nel primo caso c’ è un sistema di pensiero da conoscere con la mente, nel secondo caso inizia una “storia d’ amore”; l’ amore non è alternativo al pensiero, ma lo comprende e, comprendendolo, lo supera. Una dottrina si impara, l’ amore va vissuto. Gesù non migliora le condizioni di vita, ma Gesù dona la vita.

2. «A un altro disse: “Seguimi”». Questo secondo detto di Gesù ha caratteristiche sorprendenti: alla chiamata non viene opposto un impegno qualsiasi, ma il momento più drammatico di un legame familiare forte. È difficile immaginare una cosa più urgente e doverosa rispetto al dovere di seppellire il proprio padre, eppure Gesù risponde in modo quasi irrispettoso: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti». In realtà Gesù ci insegna due cose importanti: chi non segue Gesù è già spiritualmente morto e perciò stare con lui costruisce un legame più forte e vitale di quello che si ha con il proprio padre. Ma poi, sorprendentemente, Gesù non dice di seguirlo, ma invia lontano da sé per annunciare il regno di Dio: «Tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Il rapporto con Gesù genera una novità di vita con lui così forte e intensa da trasformare i discepoli in gioiosi missionari del regno. La sequela non trattiene ma è espansiva.

3. «Nessuno che mette mano all’ aratro e poi si volta indietro è adatto per il regno di Dio». Questo detto va interpretato: Gesù chiede un legame forte, esclusivo e irreversibile, ma nel nostro contesto culturale questo linguaggio è praticamente incomprensibile. La libertà è concepita come libertà di scelta che, per restare tale, non sceglie mai, così da “avere le mani libere” e poter tenere aperte tutte le possibilità. Questa concezione di libertà è contraria alla chiamata evangelica: Gesù rivela che la libertà consiste invece nella capacità di costruire legami così forti da essere indissolubili. Tra Gesù e il discepolo c’ è di mezzo un “aratro”, cioè una strada da scegliere e un cammino da percorrere. Nel nostro linguaggio diremmo che il discepolo non può vivere con Gesù un’ appartenenza parziale. L’ aratro rappresenta così il paradosso nel quale viene a trovarsi il discepolo: per essere libero deve legarsi a Gesù e più forte è il legame, più cresce la sua libertà. Tenere saldo l’ aratro e tracciare con coraggio un solco diritto fino alla fine è ciò che oggi può far risplendere la fede e renderla seducente; è il solo modo perché risulti chiara la chiamata a vivere senza distrazioni un amore grande e forte.

Commento di don Luigi Galli



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