Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 9 giugno - Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (14,15-20)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».
   

Dalla Parola alla vita

Questa domenica ci conduce al termine del tempo pasquale e dunque alla pienezza del dono della Pasqua. La Pentecoste infatti, è anzitutto il compiersi di una promessa del Signore, che ha rassicurato i suoi dicendo: «Non vi lascerò orfani, verrò da voi». La sua presenza si realizza oggi, nella Chiesa e nel mondo, attraverso il dono dello Spirito Santo, che prolunga nel tempo l’ opera di “consolazione” iniziata dal Signore Gesù nel suo ministero pubblico: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità…».

Dunque l’ opera dello Spirito in noi rende viva e operante la sua presenza e la sua grazia, ci sostiene nelle prove e nelle difficoltà e ci rende capaci di essere oggi testimoni dell’ annuncio pasquale. Il racconto degli Atti degli Apostoli descrive l’ effusione dello Spirito Santo attraverso due simboli: l’ immagine del fuoco, che rappresenta nel linguaggio biblico la presenza e la forza di Dio, come ad esempio il roveto ardente di Mosè, e quella della lingua, cioè lingue come di fuoco che si posano su ciascuno dei discepoli che iniziano a parlare usando altre lingue, a loro prima sconosciute.

Ciò che quel giorno tutti possono udire, ciascuno nella propria lingua, sono proprio le grandi opere di Dio, così come lo Spirito Santo aveva dato loro la possibilità di annunciare. Lo Spirito che anche noi abbiamo ricevuto nella Pentecoste del nostro Battesimo, ci rende a nostra volta capaci di annunciare con il linguaggio della nostra vita le grandi opere che Dio non smette di operare nella storia di oggi, che diventa per questo “storia di salvezza”. Dunque noi che siamo i discepoli di oggi, facendo memoria della prima Pentecoste e di ogni altra effusione dello Spirito, compresa la nostra, siamo i testimoni del Signore per questo nostro tempo.

C’ è però anche un secondo aspetto che san Paolo ci ricorda, scrivendo alla comunità cristiana di Corinto, cioè si tratta del compito di «edificare la Chiesa», cioè di mettere a disposizione di tutti i doni che lo Spirito ha effuso su ciascuno di noi. San Paolo ricorda chiaramente che cosa è accaduto e ancora accade ai discepoli di Gesù: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune».

Dunque tutti noi abbiamo un dono “particolare”, che però non è destinato a un uso privato e individuale, ma è per tutti. Così come altri hanno doni che potranno servire a tanti ed anche a noi, così i nostri doni, che vengono dallo Spirito Santo, sono per tutti, destinati al bene nostro e di tutti. Questo scambio reciproco è ciò che fa crescere la Chiesa e la nostra società, i rapporti umani e lo scambio reciproco. Ma come quel giorno a Gerusalemme sono riuniti idealmente i popoli di tutto il mondo, così anche oggi lo Spirito ci ricorda che la salvezza è per tutti, nessuno escluso, che Dio non ha confini e così pure l’ annuncio di cui oggi siamo testimoni.

Commento di don Marco Bove



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