Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 8 aprile - II di Pasqua - “della Divina Misericordia”

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’ era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.
   

Dalla Parola alla vita

Il tempo che ci accompagna fino alla pienezza dell’ evento pasquale, la Pentecoste, contiene un invito di fondo: riscoprire il dono di grazia che la risurrezione del Signore ha portato per noi e per l’ umanità intera.

In effetti corriamo il rischio di considerare la Pasqua solo come una festa cristiana, magari la più importante, perché ci ricollega a qualcosa del passato, che ancora ricordiamo perché ha un valore straordinario, o come il più grande miracolo della vita di Gesù. Ma la Pasqua del Signore in realtà è un dono e una promessa per tutti noi oggi, e non solo qualcosa del passato da ricordare.

Anzitutto san Paolo, scrivendo ai Colossesi, come ci riporta la seconda lettura della messa di questa seconda domenica di Pasqua, ci fa intravedere proprio questo stretto collegamento tra la Pasqua del Signore e la nostra vita di fede: «con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe». Dunque la morte e la risurrezione del Signore sono diventate, per tutti coloro che credono in lui, un dono di vita nuova fin da ora: noi cominciamo a risorgere, a vincere la morte già su questa terra, fin da ora, attraverso il suo perdono e la nostra vita di fede.

Anche il Vangelo di questa domenica ci aiuta a scoprire perché la Pasqua di Gesù non è qualcosa che riguarda solo il passato, ma che illumina e sostiene la nostra fede ogni giorno. Il racconto lo conosciamo bene: dopo la Pasqua, Gesù appare ai suoi e «soffiando» su di loro infonde il dono dello Spirito Santo per la remissione dei peccati. In quell’ occasione però Tommaso non è con loro e, quando gli raccontano di questo incontro straordinario con Gesù risorto, è tale la sorpresa che l’ apostolo afferma: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Quante volte anche noi ci siamo chiesti se davvero gli apostoli hanno visto Gesù, quante volte anche noi abbiamo pensato esattamente come Tommaso: «È impossibile, voglio vedere e toccare io con le mie mani!»; quante volte la nostra fede ha vacillato, soprattutto nei momenti difficili della nostra vita, davanti alla sofferenza o alla morte di una persona cara. Tommaso siamo noi, con la nostra fede vacillante, per questo anche a noi Gesù ripete, come all’ apostolo Tommaso: «non essere incredulo ma credente!». E poi aggiunge per tutti noi, discepoli di oggi: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù sta parlando di noi, sta parlando a tutti noi, credenti di oggi che non abbiamo visto, che non abbiamo potuto mettere la nostra mano nelle sue ferite. La beatitudine del Vangelo di oggi è la nostra beatitudine: donaci Signore di rinnovare la nostra fede in te, credendo a tutti i testimoni che ti hanno incontrato vivo e risorto!

Commento di don Marco Bove



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