Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 7 ottobre - VI dopo il martirio di san Giovanni il precursore

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (20,1-16)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’ alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’ essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
   

Dalla Parola alla vita

Queste domeniche dell’ anno liturgico sono caratterizzate da una serie di parabole che ci aiutano a mettere a fuoco il cuore del Vangelo, gli aspetti fondamentali dell’ insegnamento di Gesù. Domenica scorsa ci è stata offerta la parabola del buon Samaritano, oggi invece la parabola dei lavoratori della vigna, un racconto molto bello e provocatorio sulla giustizia secondo Dio, sul modo in cui Dio regola i conti con i suoi figli.

Il quadro narrativo ha una valenza allegorica: una serie di lavoratori vengono chiamati a ore diverse della giornata a lavorare nella vigna. Si tratta di ciascuno di noi che, in modi e tempi diversi, è raggiunto da una chiamata, lungo la giornata della vita. Al termine ciascuno riceve dal padrone il salario per il lavoro fatto: anche questo aspetto ricorda che Dio, al termine di questa vita terrena, darà a ciascuno secondo le proprie azioni.

Ma questo impianto narrativo ha poi alcune stranezze che vogliono volutamente provocare l’ ascoltatore. La prima è che i lavoratori sono chiamati poco alla volta, a diverse ore della giornata, ma senza una loro responsabilità precisa; interrogati infatti sul perché se ne stiano oziosi senza far nulla, rispondono dicendo che nessuno li ha presi a giornata. La cosa strana è che il padrone esce a chiamare lavoratori anche quando ormai la giornata sta per finire, certo è poco conveniente, ma questo particolare ci fa capire che il padrone è interessato a chiamare tutti, nessuno escluso, anche quando manca un’ ora soltanto. L’ altro elemento sconcertante riguarda la retribuzione, nel senso che tutti ricevono lo stesso stipendio, un denaro, a cominciare dagli ultimi; così facendo i primi sono inevitabilmente testimoni di questa “ingiustizia”: chi ha faticato tutto il giorno riceve quanto quelli che hanno lavorato un’ ora soltanto, e per questo protestano con il padrone. Da parte sua il padrone li mette a tacere ricordando che quella era la cifra pattuita, ma come a rimarcare il punto chiave della parabola, il padrone infatti risponde: «Tu sei invidioso perché io sono buono?».

Chi si considera più meritevole? Chi si crede in diritto di rivendicare di più? Nel significato allegorico della parabola sono anzitutto coloro che appartengono al popolo di Israele, nei confronti dei non ebrei, quelli «arrivati all’ ultimo momento». Nel suo significato spirituale siamo tutti noi, ogni volta che ci crediamo migliori di altri, e ci mettiamo in un atteggiamento di pretesa e non ti attesa davanti a Dio.

Questa parabola in realtà vuole rivelarci la bontà di Dio che dà a tutti il necessario per vivere, frutto del suo amore. Non è dunque un pagamento dovuto ma un dono per tutti. Ciò che Dio ha preparato per noi infatti, non è qualcosa di materiale, ma è lui stesso, la sua presenza, il suo amore infinito. Questo ovviamente non si conquista ma si può solo ricevere come frutto della sua bontà. Chi pretende qualcosa da Dio non ha capito niente, né della sua bontà, né della novità del Vangelo, ma questi spesso siamo noi, “buoni cristiani”.

Commento di don Marco Bove



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