Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 7 aprile - V di Quaresima

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (11,1-53)

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

All’ udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’ uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’ anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’ anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
   

Dalla Parola alla vita

L’ itinerario che stiamo vivendo in questa Quaresima ci conduce progressivamente al cuore del mistero cristiano, alla celebrazione della Pasqua del Signore. Si tratta dell’ evento centrale della nostra fede, mistero di morte e resurrezione.

Nel suo ministero pubblico il Signore Gesù ha più volte mostrato di essere il Signore della vita, sconfiggendo il male e persino la morte. Ricordiamo il figlio della vedova di Nain che veniva condotto al sepolcro, oppure la figlia di Giairo, capo della sinagoga, che Gesù prende per mano e restituisce alla vita. Il Vangelo di questa quinta domenica del tempo quaresimale è una sorta di anticipazione della Pasqua, poiché ci racconta della risurrezione di Lazzaro, l’ amico di Gesù già da quattro giorni nel sepolcro. Si tratta solo di un richiamo alla Pasqua del Signore perché, lo sappiamo bene, per Lazzaro si è trattato di un ritorno in vita, alla vita di prima; ma se parliamo della risurrezione del Signore, si tratta di ben altra cosa, cioè del suo ritorno al Padre entrando in una dimensione totalmente nuova e differente rispetto alla vita umana.

Lo sfondo che fa da cornice al racconto della risurrezione di Lazzaro, ci è offerto dalla prima lettura tratta dal libro del Deuteronomio, che rievoca l’ uscita dall’ Egitto e l’ ingresso nella terra promessa: «il Signore ci fece uscire dall’ Egitto con mano potente e con braccio teso…. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele». Simbolicamente si tratta di un vero e proprio “passaggio” dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà, così come è stato il cammino dell’ esodo, perché attraverso i quarant’ anni nel deserto, il tempo di una generazione, muore il popolo uscito dalla terra d’ Egitto e rinasce un popolo nuovo, libero e non più rivolto nostalgicamente al passato.

Tornando al racconto della risurrezione di Lazzaro, ritroviamo al centro la domanda chiave che riguarda tutti noi e il nostro destino umano, domanda che il Signore Gesù rivolge a Marta, sorella di Lazzaro e idealmente al credente di tutti i tempi: «Chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

L’ esperienza del limite e della morte, ci ricorda il Signore, è parte della vita umana ma non è l’ ultima parola sulla nostra esistenza, ed è proprio su questo punto che il Signore ci invita a rinnovare la nostra fede in lui, nella sua Pasqua, nella promessa di vita e di bene che la vita umana ci consegna, per noi e per tutti i nostri cari. Se pensiamo in particolare a qualcuno dei nostri cari che ci ha lasciato, o alla possibile perdita di qualcuno che amiamo, questa parola del Signore è una vera promessa: la vita, ogni vita, mi è cara e nessuna esistenza cadrà nel nulla, ma sarà salvata per sempre. Lo credi anche tu? Questo è il dono della Pasqua del Signore che entra nella nostra vita e ci dona nuova speranza.

Commento di don Marco Bove



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