Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 6 novembre - Nostro Signore Gesù Cristo re dell’ universo

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (25,31-46)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando il Figlio dell’ uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’ avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’ essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’ avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».


Dalla Parola alla vita

Per il rito ambrosiano siamo all’ ultima domenica dell’ anno liturgico. È chiara, perciò, l’ intenzione del brano del Vangelo di questa domenica: da una parte viene presentata la regalità universale di Cristo Signore e, dall’ altra, le modalità del giudizio ultimo. Entrambe queste verità meritano un approfondimento adeguato.

1. «Il Figlio dell’ uomo siederà sul trono della sua gloria». Davanti al trono del Signore Gesù si raduneranno tutti i popoli della terra. Ma noi sappiamo che il trono da cui regna il Signore Gesù è la croce; questo significa che la regalità del Signore si esprime, già da ora, come misericordia.  Il termine «re» in questo caso non indica il potere, ma il servizio di chi fa dono della propria vita. Il nostro re ha dato la sua vita per noi: per questo non ci domina ma ci ama. È in questa prospettiva che va pensato anche il giudizio ultimo: io sarò davanti a un giudice che ha dato la sua vita per me. Il nostro giudice perdona sempre e il suo sacrificio ci redime, cioè ci restituisce la dignità e la felicità perdute.

2. «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’ avete fatto a me». I piccoli sono i discepoli. È interessante notare che qui si sta parlando della realtà della Chiesa. L’ umanità si salva perché il Padre vede in ogni uomo l’ umanità di suo Figlio: «L’ avete fatto a me».  Questo è l’ atto di fede “pratico” per cui riconosco che ogni uomo, in forza dell’ incarnazione, è “parente” di Gesù e quindi legato al Padre per sempre.
Il bene non è premiato in nome della giustizia o della filantropia ma in nome della fede. Dio non è visibile, ma mio fratello sì. La salvezza viene da Dio perché, con la croce, ogni uomo è “comprato” dal Figlio ed è divenuto sua immagine; sappiamo che la signoria di Gesù non nasce dal potere di giudizio, ma dalla sua fraternità universale. Dio non mi prenderà con sé solo perché sono stato buono, ma perché ho una umanità che assomiglia a quella del Figlio: per grazia ho fatto il bene e per grazia sarò riconosciuto.

3. «Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’ avete fatto a me».  Qui si entra nel mistero più fitto, perché si trovano di fronte la misericordia di Dio e la debolezza della libertà umana; una libertà talmente vera da poter rifiutare la grazia. Noi non vediamo l’ identità degli uomini con Gesù, ma solo una umanità identica alla nostra: per questo siamo tentati continuamente di sopraffare gli altri, per non essere a nostra volta sopraffatti. Se, nell’ ultimo giorno, vedendo la verità di Dio, dovessi persistere nel non riconoscere che ogni uomo è mio fratello, solo la sua misericordia potrà evitare la condanna; una condanna che in qualche modo inizia già da ora. Se tu non ami gli altri esseri umani, sei destinato a perire e la tua umanità è sfregiata, fino all’ ipotesi estrema che neppure il Padre ti potrà riconoscere. Ma guardando alla croce, il giudizio non fa paura, piuttosto bisogna ringraziare del dono ricevuto: Gesù è il re salvatore del genere umano.

Commento di don Luigi Galli



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