Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 5 novembre - Nostro Signore Gesù Cristo re dell’ universo

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (18,33c-37)

In quel tempo. Pilato disse al Signore Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
   

Dalla Parola alla vita

Il nostro rito celebra oggi l’ ultima domenica dell’ anno liturgico in corso. Significativamente essa è intitolata a Cristo Re dell’ universo. Questo titolo è particolare perché non ha, per Gesù, nessuna connotazione di potere, ma indica la forza e l’ efficacia della sua opera di salvezza; di quale forza si tratta e come essa è trasmessa alla nostra vita, ci aiuterà il Vangelo a capirlo.

1. «Pilato disse a Gesù: “Sei tu il re dei Giudei?”». A Pilato interessava solo sapere se Gesù invadeva il territorio dell’ imperatore romano; egli rappresenta il potere politico che vuole avere il dominio sugli uomini e sulle cose; questo tipo di potere ha paura (e fa paura) perché toglie di mezzo chiunque intralcia le sue mire. Gesù è re in un modo del tutto diverso e vuole che i suoi discepoli e la sua Chiesa facciano come lui. La vittoria di Gesù non è sugli uomini, ma è sulla morte e sul male che schiaccia gli esseri umani e distrugge il creato. Anche il cristiano deve imparare che il suo Re ha una corona fatta di spine e siede su un trono a forma di croce. La Chiesa ha vissuto interi secoli dove lo stile dell’ autorità era modellato su quello del  mondo. Ora lo stile della Chiesa sta cambiando, affinché la sua regalità sempre più sia conforme alla croce di Gesù. Questo cambiamento è possibile solo con la profonda conversione di tutti. La Chiesa deve richiamare in modo evidente la stessa regalità di Gesù.

2. «Rispose Gesù: “Il mio regno non è di questo mondo”». Gesù non vuole dire che il suo regno è “fuori dal mondo”. A questo proposito è fondamentale ricordare che la diversità della fede cristiana rispetto al mondo segna la sua identità più profonda, perché la Chiesa vive la fedeltà al suo Signore solo quando questa si abbellisce di povertà e non di trionfi, quando cerca la pecora smarrita e non le folle, quando celebra l’ Eucaristia di Gesù e non se stessa. Abbiamo imparato, nel Giubileo della misericordia, che il Padre di Gesù è bontà infinita e questa infinità custodisce in sé ogni verità, perciò l’ essere, come chiede Gesù, «nel mondo, ma non del mondo» è possibile soprattutto testimoniando la misericordia. Questo impegno è difficile perché la misericordia di cui si parla è quella di Dio, non generico buonismo e neppure una straordinaria generosità. La misericordia di Dio si esprime nella sua chiara volontà di salvare la vita di tutti e, con la sua giustizia, di portare al pentimento ogni peccatore. La Chiesa annuncia al nostro mondo questa verità e nulla deve chiedere in cambio.

3. «Per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità». Il tema della verità sta tornando di moda; è un momento propizio per testimoniare la verità che è Gesù stesso, Parola custodita nel seno del Padre dall’ eternità. Coloro che riconoscono in Gesù la verità di Dio, cioè i cristiani, sanno di non avere la verità su tutto; men che meno pensano di essere padroni della verità. La verità della fede parla all’ intelligenza e al cuore dell’ uomo e sta ai piedi della croce e nel Crocifisso indica il testimone della verità del Padre.

Commento di don Luigi Galli



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