Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 4 novembre - II dopo la Dedicazione del Duomo di Milano

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Lettura del Vangelo secondo Luca (14,1a.15-24)

Un sabato il Signore Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei. Uno dei commensali gli disse: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’ altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’ è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».
   

Dalla Parola alla vita

Nel progetto originario di Dio tutti gli uomini sono chiamati alla salvezza, nessuno escluso. Questa prospettiva ha fatto fatica a farsi strada nella visione dell’ antico Israele, che si è sempre considerato giustamente il “popolo eletto”, ma non certo l’ unico popolo amato da Dio. Le letture di questa domenica, con immagini e sottolineature diverse, ci ricordano proprio questo, così come indica il tema suggerito dalla liturgia odierna: “La partecipazione delle genti alla salvezza”.

Il profeta Isaia va diritto al cuore della questione: «Non dica lo straniero che ha aderito al Signore: “Certo mi escluderà il Signore dal suo popolo”… Gli stranieri che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli». Dunque il Signore chiama tutti i popoli sul suo santo monte, alla sua casa di preghiera, nessuno deve sentirsi escluso.

Il problema semmai è un altro: chi è stato invitato alla “grande cena” che il Signore ha preparato rifiuta l’ invito, accampa scuse, si mostra poco interessato, la parabola dell’ evangelista Luca ricorda esattamente questo. Ma chi sono coloro che, uno dopo l’ altro, declinano l’ invito? Si tratta del popolo eletto, di Israele, che in questo modo si autoesclude dalla salvezza. A questo punto il padrone invia il suo servo che in diverse uscite chiama tutti alla grande cena, a cominciare dai poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi per arrivare anche a coloro che sono i più lontani, per le strade e lungo le siepi. Il Signore vuole che la sua casa di riempia davvero, per questo il servo va a cercare i più esclusi e più lontani, perché nessuno resti fuori.

Anche san Paolo, apostolo delle genti, scrivendo agli Efesini ricorda loro che attraverso il sangue di Cristo «voi che un tempo eravate i lontani, siete diventati vicini. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’ inimicizia, per mezzo della sua carne».

Dunque non solo siamo tutti invitati alla cena del Signore, ma attorno a quella mensa ci riscopriamo fratelli: nessuno è più straniero né ospite, siamo invece concittadini dei santi e familiari di Dio. Questa è la visione cristiana della salvezza, questo è i desiderio di Dio sull’ umanità: lui il Padre di tutti non può accettare le divisioni tra fratelli e, nel Figlio suo, continuerà ad abbattere i nuovi muri che ostinatamente continuiamo a costruire. Si tratta di muri di pietre, ma anche di muri di paure e di pregiudizi, di distanze culturali e ignoranza. Dio è più ostinato di noi, per questo possiamo essere certi che i muri che oggi costruiamo domani saranno spazzati via dalla storia e dalla forza di tutti coloro che, obbedendo al Vangelo, non vedranno nell’ altro uno straniero o un ospite, ma un concittadino e un familiare, così come fa Dio con tutti noi.

Commento di don Marco Bove



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