Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 4 marzo - III di Quaresima

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (8,31-59)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?». Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».

Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c’ è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio».

Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: “Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno”. Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant’ anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono». Allora raccolsero delle pietre per gettarle contro di lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio.

    
Dalla Parola alla vita

La terza domenica della Quaresima ambrosiana è detta «di Abramo»; a motivo del fatto che il Vangelo riporta una lunga discussione tra Gesù e quei giudei che gli avevano creduto, proprio sulla loro pretesa di essere «figli di Abramo». Gesù in realtà mette in dubbio questa paternità in modo molto provocatorio, dicendo loro: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio». Ecco allora il punto chiave: molto spesso anche noi ci illudiamo sulla nostra fede, facendo appello al fatto che «ci sentiamo cristiani», discepoli del Signore, quando invece la nostra vita, cioè le nostre scelte quotidiane e i nostri atteggiamenti abituali, vanno in tutt’ altra direzione.

L’ evangelista Giovanni sottolinea il fatto che, proprio quelli che gli avevano creduto, stanno cercando di ucciderlo. Ma anche sotto questo profilo la nostra vita non è molto diversa. Anche noi, tutte le volte che Gesù con i suoi insegnamenti va contro i nostri interessi e le nostre convinzioni, facciamo di tutto per eliminarlo dalla nostra vita, senza troppi scrupoli.

Il Signore però vuole strapparci dalle nostre illusioni e ci indica una strada: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Anzitutto siamo invitati a «rimanere» nella parola di Gesù: questo verbo nel Vangelo di Giovanni ha un significato molto forte, esprime infatti il restare legati al Signore in modo vitale, come il tralcio “rimane” nella vite, così anche noi se rimaniamo “attaccati” a lui e alla sua parola, possiamo portare frutto e fare esperienza della verità.

Infatti Gesù dice chiaramente che rimanendo nella sua parola noi potremo conoscere la verità, ma quale esattamente? La verità di Dio che è amore e fedeltà, ma anche la verità dell’ uomo, la nostra verità, che fa i conti con la fragilità e il peccato. La prima lettura del libro dell’ Esodo ci ricorda proprio il momento in cui il popolo di Israele, in attesa di ricevere le tavole della Legge dalle mani di Mosè, si allontana da Dio, fabbricandosi un idolo, il vitello d’ oro. Ogni idolo, antico o moderno, ci rende meno liberi, schiavi cioè di qualcosa che ci allontana dalla sorgente della vita. Ci illudiamo di essere più liberi prendendo le distanze da Dio, in realtà è solo “legandoci” a lui più fortemente che siamo liberi davvero.

Su questo aspetto della verità e della libertà facciamo più fatica a lasciarci convincere; gli interlocutori di Gesù infatti, gli controbattono dicendo: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno». Il popolo di Israele fu schiavo in Egitto per quattrocento anni e ora gli ascoltatori di Gesù sembrano esserselo dimenticato; strano: come possono affermare una cosa del genere? Così può capitare anche a tutti noi, prigionieri di noi stessi e dei nostri idoli. Questo tempo di Quaresima può essere allora il nostro esodo verso una nuova libertà; e la parola del Signore può essere la nostra guida per vivere da veri discepoli.

Commento di don Marco Bove



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