Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 4 dicembre - IV di Avvento

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (21,1-9)

In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’ asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
Dite alla figlia di Sion:
Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’ asina
e su un puledro, figlio di una bestia da soma.

I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’ asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava:
«Osanna al figlio di Davide!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Osanna nel più alto dei cieli!
».


Dalla Parola alla vita

In questa domenica guardiamo l’ avvento della nascita di Gesù nella prospettiva della sua entrata a Gerusalemme che lo rivela come Messia. Si tratta di un Messia particolare: non viene con la potenza del re vincitore, ma con la mansuetudine del servo di Dio che offre la sua vita per la salvezza del mondo, entrando a Gerusalemme portato da un puledro di asina.

1. «Troverete un’ asina, legata, e con essa un puledro». L’ asino nella Bibbia è un animale importante perché è la cavalcatura del Messia umile e mite e, proprio per questo, il popolo lo riconosce come nuovo re: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore!». Anche oggi Gesù entra nel mondo degli uomini come Messia e Salvatore; anche oggi cavalca un puledro d’ asina. Quest’ asina è la Chiesa e ogni cristiano. La Chiesa non presenta se stessa, ma vive solo in funzione di Gesù. Il cristiano, insieme alla Chiesa, deve condividere la sorte e le virtù dell’ asino: presentare Gesù e non se stesso, portarlo dove lui desidera, non seguendo i propri capricci, rimanere umili e obbedienti, coscienti della grandezza di Colui che si porta.

2. «Il Signore ne ha bisogno... Slegateli e conduceteli da me». L’ avvento del Messia è un avvento di libertà. Il primo a essere liberato da Gesù è proprio l’ asino. Questo segnala i tratti tipici dello stile cristiano; il cristiano, infatti, da buon “asino”, è mite, senza essere fragile; umile, senza farsi maltrattare; non amante dei primi posti, senza fuggire le responsabilità; non cerca la compagnia dei potenti, ama le cose umili e i servizi che nessuno vuole, è capace di stare vicino ai piccoli e non tratta nessuno con sufficienza e disprezzo. Gesù “slega” la sua asina-Chiesa da ogni interesse mondano e non le affida altro compito che non sia quello di portarlo al mondo. La Chiesa “porta” il Salvatore ma non opera la salvezza; il cristiano è “slegato”, libero, perché è totalmente affidato e subalterno all’ opera che lo Spirito di Gesù compie nel mondo. Per questo il discepolo di Gesù vive nella pace del cuore e trova la sua gioia nel portare e servire il suo Signore.

3. «Benedetto colui che viene nel nome del Signore». Con l’ avvicinarsi del Natale di Gesù, si intensifica la nostra attesa; ma il tipo di attesa dipende dalla consapevolezza di chi si sta aspettando. Noi siamo consapevoli di aspettare il nostro Salvatore. Coloro che hanno preparato il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme forse erano gli stessi che poco dopo lo avrebbero deriso mentre andava verso il Calvario. Dall’ asino dobbiamo imparare la fedeltà: a poche settimane dal Natale ci disponiamo seriamente a essere fedeli alla vera tradizione del Natale. Sappiamo infatti che nella santa liturgia si rinnova l’ evento che ci porta la salvezza. Perciò ogni nostro gesto deve prepararci a questo, senza cadere nella distrazione e nella superficialità. Che il Signore ci doni la grazia di essere “asini” pazienti e ubbidienti, intenti a portare Gesù senza perderci in strade secondarie.

Commento di don Luigi Galli



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