Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 31 dicembre - Nell’ Ottava del Natale del Signore

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (1,1-14)

In principio era il Verbo, / e il Verbo era presso Dio / e il Verbo era Dio. / Egli era, in principio, presso Dio: / tutto è stato fatto per mezzo di lui / e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita / e la vita era la luce degli uomini; / la luce splende nelle tenebre / e le tenebre non l’ hanno vinta. / Venne un uomo mandato da Dio: / il suo nome era Giovanni. / Egli venne come testimone / per dare testimonianza alla luce, / perché tutti credessero per mezzo di lui. / Non era lui la luce, / ma doveva dare testimonianza alla luce. / Veniva nel mondo la luce vera, / quella che illumina ogni uomo. / Era nel mondo / e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; / eppure il mondo non lo ha riconosciuto. / Venne fra i suoi, / e i suoi non lo hanno accolto. / A quanti però lo hanno accolto / ha dato potere di diventare figli di Dio: / a quelli che credono nel suo nome, / i quali, non da sangue / né da volere di carne / né da volere di uomo, / ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne / e venne ad abitare in mezzo a noi; / e noi abbiamo contemplato la sua gloria, / gloria come del Figlio unigenito / che viene dal Padre, / pieno di grazia e di verità.

 

Dalla Parola alla vita

Quando viviamo delle feste importanti siamo abituati a concentrare le attenzioni e le energie, da tutti i punti di vista, perché quel giorno sia davvero speciale: anche il Natale spesso è vissuto così. La liturgia di questo periodo ci rivolge in realtà un invito un po’ diverso: celebrare non un giorno ma un tempo, il tempo del Natale, come occasione per rimanere su quanto abbiamo vissuto e non “mettere via” troppo in fretta il mistero dell’ incarnazione, qualcosa di veramente grande, che non finiremo mai di comprendere nella sua profondità: Dio che si fa uomo, che viene in mezzo a noi, che si rivela nella piccolezza e nella fragilità.

La liturgia di questa domenica, a cominciare dai testi delle letture bibliche, sono un invito proprio a rimanere un po’ più a lungo sulla nascita del Signore, ricordandoci anzitutto che la sua Persona esisteva prima della sua nascita al mondo, che era presente quando Dio creava ogni cosa. La lettura del Libro dei Proverbi, facendo parlare la Sapienza come una persona, le fa dire: «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’ origine». La stessa cosa, con parole diverse, la ripete anche san Paolo nella lettera ai Colossesi: «Tutte le cose sono state create, per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose, e tutte in lui sussistono».

Ma soprattutto Giovanni, che ci fa rileggere l’ inizio del suo Vangelo, ci ricorda non solo che «tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste», ma tutti noi siamo ancora adesso testimoni della sua nascita. Gesù è nato più di duemila anni fa, ma ancora adesso nasce nelle nostre case e nella nostra vita «e noi abbiamo contemplato la sua gloria».

Mi chiedo però se, quando lo hanno visto i pastori, o quando lo hanno visto i suoi concittadini, oramai adulto, ritornare a Nazaret, dove era stato allevato, hanno visto in lui qualcosa di speciale. Io credo di no: il bambino Gesù era uguale a tanti altri bambini, tanto è vero che Erode l’ aveva fatto cercare per ucciderlo, ma non sapeva come riconoscerlo. La gente di Nazaret, vedendolo, dice di conoscerlo bene: è il figlio del carpentiere, e i suoi abitano ancora qui... Dunque se ancora adesso nasce in mezzo a noi e, come allora, non ha niente di speciale per farsi riconoscere, potremmo averlo incontrato in questi giorni e neppure ce ne siamo accorti. È molto probabile in effetti. Ma dove? Nei bambini di oggi, nati in paesi dove mancano le cose essenziali o dove c’ è una guerra. In quelli che vediamo nei filmati, aggrappati ai loro genitori, che scendono dalle imbarcazioni dopo aver attraversato il mare per salvarsi. Nelle persone sole, giovani o anziane, sole perché malate o rifiutate, sole perché diverse per la religione, la cultura, la lingua. Giovanni ce l’ ha detto: «Venne fra i suoi e i suoi non lo hanno accolto»; è già successo quando Gesù è venuto la prima volta, potrebbe succedere ancora oggi. Sarebbe assurdo celebrare il Natale e lasciare Gesù fuori dalle nostre case, fuori dalla nostra vita.

Commento di don Marco Bove



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