Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 30 settembre - V dopo il martirio di san Giovanni il precursore

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Lettura del Vangelo secondo Luca (10,25-37)

In quel tempo. Un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova il Signore Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’ albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
   

Dalla Parola alla vita

Chi non conosce la parabola del buon samaritano? Anche al di fuori di chi si professa credente, questa “icona” dell’ amore del prossimo è ben conosciuta. In effetti il Vangelo di questa domenica ci fa meditare ancora una volta su questa parabola, ricordandoci che il Signore Gesù la racconta in risposta a un dottore della Legge che lo aveva interrogato sulla vita eterna e in particolare sull’ amore del prossimo.

A ben vedere, così come ci ricordano tutte le letture di questa domenica, il comandamento dell’ amore era già presente nella Legge di Mosè. In particolare il libro del Deuteronomio ci riporta un testo che ancora oggi gli ebrei osservanti usano come preghiera, lo Shemà Israel. L’ amore di Dio è al di sopra e prima di ogni altro comandamento e precetto: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’ anima e con tutte le tue forze….». Così pure san Paolo, scrivendo ai cristiani di Roma, lo sottolinea in modo chiarissimo: «Non siate debitori di nulla con nessuno, se non dell’ amore vicendevole; perché chi ama l’ altro ha adempiuto la Legge. Infatti: Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai, e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: Amerai il tuo prossimo come te stesso».

Il comandamento dell’ amore, la decisione di amare, è la vera sintesi di tutta Legge dell’ Antico Testamento che, ripresa da Gesù, ci fa fare un passo in avanti, mettendo insieme l’ amore di Dio e l’ amore del prossimo. Ma è proprio sul prossimo che si concentra il messaggio di Gesù attraverso la parabola del samaritano.

Quello che ci deve far riflettere infatti, è la domanda finale che Gesù rivolge al dottore della Legge: «“Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”». Il samaritano è il Signore Gesù, che si è chinato sulle ferite dell’ umanità, lasciandosi muovere dalla compassione. Dunque la parabola, prima di volerci indicare cosa dobbiamo fare noi, ci rivela cosa fa Dio per noi e il suo cuore, pieno di compassione. Solo se riconosciamo la compassione di Dio per noi in Gesù, solo se ne abbiamo fatto davvero esperienza, possiamo obbedire al suo invito: «Va’ e anche tu fa’ così». L’ amore di Dio ci precede sempre, il nostro è sempre un amore “di risposta”, che si nutre e prende la sua forza dall’ amore stesso di Dio.

Un’ ultima riflessione ci viene dalla domanda rivolta a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Possiamo intenderla non solo nel senso più immediato (aiutami a capire a chi devo volere bene), ma anche in senso più profondo: chi è prossimo a me, chi davvero mi ama, come dici tu? E il racconto della parabola lo dice chiaramente: solo Dio, solo il samaritano Gesù è il tuo vero prossimo; colui che ci ama davvero e ci ha rivelato il cuore di Dio, la sua compassione per noi.

Commento di don Marco Bove



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