Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 3 settembre - I dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo secondo Luca (9,7-11)

In quel tempo. Il tetrarca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elia», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto. Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.
    

Dalla Parola alla vita

Per cogliere il senso del brano di Vangelo odierno occorre precisarne il contesto. Gesù manda i dodici in missione con il compito di annunciare il Regno. La notizia di questi fatti giunge alle orecchie di Erode che, turbato, si interroga su questo nuovo personaggio e non sa più cosa pensare. I dodici tornano dalla missione e Gesù li prende con sé per portarli in un luogo appartato perché si riposino. Le folle scoprono il luogo e raggiungono Gesù, che le accoglie amorevolmente. 

1. «Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare». La vicenda di Gesù di Nazaret porta da sempre con sé tante domande e tante reazioni diverse. Oggi, di fronte a Gesù, chi sono quelli che non sanno cosa pensare? Distinguerei tre categorie di persone. La prima sono i “cristiani senza croce”, cioè coloro che si definiscono cristiani ma non conoscono Gesù perché la loro fede si è fermata prima della croce. In loro la fede non scalfisce la pretesa di salvarsi da soli e quindi non sanno a cosa “serve” Gesù; la fede, professata a parole, vede Gesù come un enigma e il rapporto con lui è vago e generico. Poi ci sono coloro che si pongono delle domande su Gesù, ma non si mettono in un cammino per andare a cercarlo. Infine ci sono coloro che, davanti alla risurrezione di Gesù, restano scandalizzati e non accettano di accogliere il paradosso della fede, proprio come Erode.

2. «Allora li prese con sé e si ritirò in disparte». Per conoscere Gesù è necessario il silenzio e la cura della vita interiore. Il primato del fare offusca e rende incomprensibile il silenzio; ma senza silenzio non è possibile l’ accesso al mistero. Questo vale anche per coloro che vivono con impegno tante pratiche religiose e si dedicano alle opere di carità. Gesù, educando i suoi discepoli, è preoccupato che imparino, prima di ogni altra cosa, a stare con lui. È singolare che si trovi il tempo per “fare” tante cose e, ad esempio, per la preghiera non si trova mai il momento adatto. Ogni battezzato deve sapere che, se vuole che il mistero deposto dallo Spirito nel suo cuore sia percepito come importante e porti frutti nella vita, non può fare a meno del silenzio prolungato e di una “regola” di preghiera quotidiana.

3. «Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio». Gesù, che pur cerca il silenzio, non è distratto dalle folle che accorrono a lui. Sembrerebbe in contraddizione con quanto detto prima; in realtà la comunione con il Padre permette a Gesù di vedere la singola persona in mezzo alla folla. Egli ama personalmente ciascuno e la croce è il segno della sua compassione verso tutta l’ umanità. Qui si tocca un punto decisivo per l’ annuncio del Vangelo. I battezzati, infatti, devono imparare a essere empatici con gli altri; ogni “azione cristiana” nasce dalla compassione verso gli uomini: solo in questo modo il fare non “distrae” da Gesù. L’ amore a Gesù fa sì che i battezzati diventino persone di una bella e piena umanità. Quello che vale per i singoli a maggior ragione vale anche per la Chiesa.

Commento di don Luigi Galli



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