Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 3 dicembre - IV di Avvento

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Lettura del Vangelo secondo Marco (11,1-11)

In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».

Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano: «Osanna! / Benedetto colui che viene nel nome del Signore! / Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! / Osanna nel più alto dei cieli!».

Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
   

Dalla Parola alla vita

In questa domenica la liturgia ci fa meditare sul racconto evangelico dell’ ingresso di Gesù a Gerusalemme e, riascoltandolo, istintivamente tutti pensiamo alla domenica delle Palme e alla Pasqua che celebriamo ogni anno nella domenica successiva. Come mai nel tempo di Avvento che ci accompagna verso il Natale del Signore siamo improvvisamente proiettati così in avanti?

In effetti la scelta di questo episodio del Vangelo vuole mettere in collegamento l’ entrata di Gesù nella Città santa con il suo entrare in questo mondo, il suo venire ad abitare in mezzo a noi. E come la folla di Gerusalemme lo acclama e lo accoglie, così è anche per noi, chiamati a riconoscere la sua presenza in mezzo a noi per andargli incontro, con il cuore colmo di gioia.

Ma ancora una volta ci dobbiamo chiedere: da quale parte, Signore, arriverai? La città di Gerusalemme ha molte porte, da quale porta entrerai nella nostra città? La nostra vita ha tante dimensioni, dove Signore mi verrai incontro? Sarà attraverso la porta del mio lavoro o della mia famiglia? Attraverso la porta delle mie amicizie o della mia comunità cristiana? Il problema è anzitutto quello di riconoscere la sua presenza nella città della nostra vita, sociale ed ecclesiale, per poterlo accogliere, per fargli spazio.

In effetti Gesù sceglie un modo particolare per entrare a Gerusalemme, manda i suoi discepoli a prendere un puledro e vi monta sopra. Dobbiamo dire però che in realtà non aveva nessun bisogno di questa cavalcatura, anzi molto probabilmente aveva percorso parecchi chilometri a piedi per arrivare fin lì. Dunque Gesù sceglie volutamente di entrare in questo modo e manda i suoi discepoli a cercare un puledro nel villaggio di fronte, per presentarsi come gli antichi profeti avevano preannunciato: «Ecco a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile cavalca un asino, un puledro figlio d’ asina» (Zaccaria 9,9). Dunque vuole farsi riconoscere come l’ inviato di Dio.

Ma, se questa folla ora lo acclama dicendo: «Benedetto colui che viene nel nome del Signore», sappiamo bene che di lì a pochi giorni le stesse persone grideranno: «Crocifiggilo!». Ora la folla prende i propri mantelli e li stende a terra al passaggio di Gesù, altri tagliano dei rami per agitarli in segno di accoglienza, ma di lì a poco Gesù sarà deriso, calpestato e condannato a morte.

Ecco perché è assolutamente necessario riconoscere la sua presenza, in particolare in coloro che oggi sono calpestati e derisi, coloro che nessuno vuole accogliere. Non possiamo dire di voler accogliere Gesù che viene in mezzo a noi, acclamarlo nella liturgia e disprezzarlo per la strada nei poveri e negli ultimi. Siamo come la folla che prima lo acclama e poi vuole farlo morire. Facciamo nostre le parole di san Paolo nella seconda lettura, che pregando per i cristiani di Tessalonica e per tutti noi invoca: «Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’ amore fra voi e verso tutti». Rendici accoglienti, Signore, verso tutti: è così che tu vuoi essere accolto!

Commento di don Marco Bove



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