Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 29 luglio - X dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Marco (8,34-38)

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: / “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. / Voi invece ne fate un covo di ladri».

Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: / “Dalla bocca di bambini e di lattanti / hai tratto per te una lode”?».
    

Dalla Parola alla vita

Per il popolo di Israele il tempio di Gerusalemme ha sempre rappresentato il luogo santo per eccellenza, non solo perché destinato al culto, ma anche perché meta di pellegrinaggi e spazio simbolico nel quale trovare pace e rifugio. La Città Santa nel suo stesso nome significa proprio «città della pace».

La prima lettura di questa domenica ci riporta la liturgia del giorno in cui il re Salomone introduce l’ arca dell’ alleanza nel Tempio ormai ultimato, edificio splendido che doveva suscitare la meraviglia di tutti per il suo splendore e la sua imponenza, degna dimora per il «Signore degli eserciti». Nonostante questo, il Tempio più volte fu profanato, distrutto e ricostruito, fino all’ anno 70 d.C. in cui, ad opera dell’ esercito romano, fu definitivamente distrutto e non più costruito, ma solo rimpianto.

Il Vangelo di questa domenica ci racconta un episodio legato al tempio di Gerusalemme, in cui Gesù scaccia i venditori e i compratori, rovescia i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe, dicendo: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri». Il gesto ha un chiaro sapore profetico, dal momento che anche gli antichi profeti compivano azioni provocatorie per richiamare il popolo alla purezza della fede. A questo gesto l’ evangelista Matteo fa seguire altre due scene, sempre collocate nei pressi del tempio: la guarigione di ciechi e storpi e i fanciulli che acclamano: «Osanna al figlio di Davide!».

Ma se per un attimo ci mettiamo dalla parte dei capi dei sacerdoti e degli scribi, dovremmo essere anche noi un po’ sorpresi: quel commercio contro cui Gesù si scaglia in realtà era necessario per il buon funzionamento del tempio e dei sacrifici che la Legge di Mosè prevedeva. Gli animali per il sacrificio spesso non era possibile portarli da casa, perché non avrebbero potuto affrontare il viaggio, dunque era molto utile che ci fosse qualcuno a venderli nel cortile esterno del tempio. Anche i genitori di Gesù, nel giorno della sua presentazione al tempio, avevano certamente acquistato le colombe per il loro figlio primogenito. Inoltre la Legge prevedeva che l’ offerta al tempio fosse fatta nella moneta locale, ma, siccome molti arrivavano da lontano con in mano altre valute, era ugualmente necessario che ci fossero dei cambiamonete, tutte cose “autorizzate” dai capi dei sacerdoti e non solo sopportate. Perché dunque questo gesto di Gesù?

La prima ragione è sicuramente, come spesso accade anche a noi in moltissimi aspetti della nostra vita, che partendo da una intenzione buona e dal desiderio di risolvere un problema, spesso ci si allontana e si perde il senso di ciò che era stato deciso: Gesù senza mezzi termini li accusa di aver fatto del tempio un «covo di ladri». Aggiungiamo un’ ultima provocazione: nel Nuovo Testamento san Paolo ci ricorda che il tempio di Dio, siamo noi, è il cuore dell’ uomo. Se Gesù venisse ora nella mia vita, cosa butterebbe fuori di inautentico e di inutile, nonostante le nostre “autorizzazioni” e scuse?

Commento di don Marco Bove



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