Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 28 ottobre - I dopo la Dedicazione del Duomo di Milano

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (10,22-30)

In quel tempo. Il Signore Gesù apparve agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
   

Dalla Parola alla vita

Questa domenica ha un “sottotitolo” che ci aiuta a ritrovare il filo rosso delle letture bibliche che la liturgia oggi ci propone e la sua collocazione nel cammino dell’ anno, si tratta infatti della domenica del “mandato missionario”. Cosa significa? Che la “Giornata missionaria mondiale”, che si celebra in questa domenica, ci invita a ricordare e a pregare per i tanti missionari sparsi nel mondo intero, a sostenere anche materialmente le missioni, ma soprattutto a ritrovare una dimensione che è di tutta la Chiesa e di tutti noi: la Chiesa non può che essere missionaria, sempre.

È questo il senso del mandato di Gesù ai suoi discepoli prima di salire al cielo, dopo la sua risurrezione: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura…». Il compito che il Signore ha assegnato ai suoi discepoli riguarda tutti gli uomini, perché il Vangelo va annunciato ad ogni creatura e dunque il campo della missione è infinito, si tratta di raggiungere il mondo intero. Una impresa impossibile? In realtà il Vangelo ci ricorda che il Signore non ha abbandonato i suoi anzi, continua ad agire insieme con loro, li sostiene nell’ opera missionaria.

Oggi i discepoli del Signore siamo noi, dunque è a tutti noi che il Signore affida il compito di essere i missionari di questo nostro tempo. Ciascuno nel proprio mondo, ciascuno là dove il Signore lo ha chiamato a vivere e lavorare, è chiamato a diventare annunciatore del Vangelo. Tutta la Chiesa allora è missionaria e, tra tutti i battezzati, qualcuno in particolare è chiamato anche a partire e ad andare in altre terre, presso altre culture, a testimoniare con la vita una parola di salvezza.

Il testo degli Atti degli Apostoli inoltre ci suggerisce un bellissimo esempio di annuncio missionario, nato da un incontro tra l’ apostolo Filippo e un funzionario etiope che se ne sta tornando a casa dopo aver compiuto il pellegrinaggio a Gerusalemme. L’ incontro che sembra casuale, invece è guidato dallo Spirito Santo, che indica a Filippo la strada lungo la quale incamminarsi e la persona che, senza saperlo, attendeva qualcuno capace di spiegargli la Parola di Dio per portarlo alla fede. Filippo si mette accanto all’ Etiope, lo interpella, si mette prima in ascolto e poi in dialogo e alla fine lo battezza nel nome del Signore.

Forse può sembrarci lontano nel tempo o distante dalla nostra vita, ma è un esempio molto importante per tutti noi, perché anche a noi è chiesto di lasciarci guidare dallo Spirito Santo, di cogliere le tante occasioni della vita quotidiana, i tanti incontri che capitano nella vita, per scoprire che c’ è qualche cosa di provvidenziale e non solo casuale, per metterci in dialogo e per diventare anche noi capaci di parlare del Signore, senza troppe paure, con la semplicità della nostra vita. La Chiesa è missionaria anche oggi e il Signore ripete a tutti noi: andate in tutto il mondo.

Commento di don Marco Bove



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