Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 28 maggio - VII di Pasqua o dopo l’ Ascensione

Pubblicità

Lettura del Vangelo secondo Luca (24,13-35)

In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’ hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’ un l’ altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’ avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

  
Dalla Parola alla vita

Il racconto dei discepoli di Emmaus che si legge oggi è straordinario per profondità e ricchezza e traccia le tappe della fede comuni a tutte le epoche cristiane. Dopo la celebrazione della Pasqua e a pochi giorni dalla Pentecoste siamo invitati a riprendere il pellegrinaggio della nostra fede in compagnia di Cleopa e del suo amico.

1. «Si fermarono con il volto triste». È una fuga da Gerusalemme e la ripresa della vita normale dopo un inutile entusiasmo suscitato dal profeta Gesù: «Noi speravamo…». Anche noi spesso siamo in fuga dal Vangelo: speravamo che il Vangelo fosse semplice e sempre efficace; invece sembra non cambiare nulla nella vita, la Chiesa appare “brutta” e inaffidabile. Il cristianesimo mi appare inattuale e incapace di darmi speranza. Sono più le domande inevase che quelle con una risposta convincente. Sono momenti che ogni credente conosce, quando il Vangelo non dà più gioia e appare solo come un impegno in più. Succede di vedere cristiani tristi: il volto non è quello di chi ha ricevuto una bella notizia, ma di chi ha dipinto in faccia la fatica e la delusione.

2. «Stolti e lenti di cuore a credere». Gli occhi della fede sono chiusi per pigrizia o per delusione perché si sta davanti a Gesù con attese diverse rispetto a ciò che Gesù offre. Crediamo di sapere già tutto e nulla più ci sorprende. La fede, invece, ci conduce alla riva di un oceano sconfinato e, a ogni bracciata, appare un panorama diverso. La bellezza della fede sta nel fatto che essa nasce dalla libertà e dall’ amore e dona libertà e amore. L’ Amato porta ogni giorno una notizia insperata e suscita il desiderio di una libertà capace di creare legami d’ amore sempre più forti. Una fede fissata nella rigidità delle regole e con lo sguardo nostalgico rivolto al passato tradisce se stessa.

3. «Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero». La parola e l’ Eucaristia aprono gli “occhi della fede”. L’ episodio dei due discepoli di Emmaus qui ci offre il suo messaggio più profondo: la fede nasce dall’ ascolto e cresce nutrita dall’ Eucaristia. Paradossalmente proprio questi due aspetti sono i più trascurati dai credenti: pochi vivono della Parola e ancora meno vivono l’ incontro con il Risorto nell’ Eucaristia. Ma proprio l’ essenzialità del racconto di Luca ci indica con chiarezza ciò che dobbiamo fare perché Gesù «trovi ancora la fede quando tornerà sulla terra». La conoscenza affettuosa e pregata della Parola e la celebrazione con cuore “ardente” dell’ Eucaristia sono i luoghi privilegiati dell’ incontro con il Vivente, fondamento e principio della nostra fede.

4. «Senza indugio fecero ritorno a Gerusalemme». Gerusalemme è il luogo della Pasqua e della Pentecoste: non si può star lontani da Gerusalemme, immagine e “sacramento” della Chiesa. Per vivere in modo autentico la Parola e l’ Eucaristia bisogna riconciliarsi con la Chiesa: il compito oggi richiesto ai credenti è quello di far crescere la Chiesa nel loro cuore perché la Chiesa, popolo santo e sacerdotale, è la Sposa viva del Vivente, Gesù Crocifisso-Risorto.

Commento di don Luigi Galli



Loading

Pubblicità