Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 28 gennaio - Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

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Lettura del Vangelo secondo Luca (2,41-52)

In quel tempo. I genitori del Signore Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’ udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

   
Dalla Parola alla vita

L’ ultima domenica di gennaio, nel rito ambrosiano, è dedicata alla Sacra Famiglia, come se ci venisse suggerito di fermarci ancora un po’ davanti a quanto abbiamo celebrato nel mistero del Natale, per contemplare non solo il Figlio che è nato, ma anche la famiglia che è nata, la famiglia in cui il Figlio di Dio è cresciuto.

Questo ci dà una preziosa indicazione sulla “normalità” del Signore Gesù nella sua crescita umana, dentro il contesto di relazioni quotidiane, segnate dai legami di affetto e di educazione riservati ad ogni bimbo che cresce. Il primo messaggio allora di questa festa è molto semplice e diretto: Gesù è nato e cresciuto all’ interno di un contesto familiare che lo ha accolto e gli ha consentito di crescere e di diventare adulto. In una famiglia Gesù ha vissuto la gran parte della sua esistenza umana, a quanto ci è dato di sapere, cioè fino ai trent’ anni, e dalla sua famiglia Gesù ha ricevuto tutto il necessario per diventare se stesso, per maturare la consapevolezza del suo essere non solo figlio di Maria, ma prima di tutto Figlio di Dio, grazie anche alla vita di Nazaret. Potremmo fare allora l’ elogio della normalità, della famiglia come il luogo più semplice e necessario, perché ciascuno di noi possa essere aiutato a scoprire e maturare la propria identità di figlio o di figlia amati. Ma qui stiamo parlando della famiglia del Signore, di una famiglia “santa”.

Eppure a ben vedere, l’ evangelista Luca ci aiuta a conoscere più da vicino qualcosa di questa famiglia, raccontandoci l’ episodio di Gesù dodicenne che, durante un pellegrinaggio a Gerusalemme si stacca dalla carovana e viene ritrovato dopo tre giorni, lasciando i genitori in grande angoscia. La reazione di Maria e Giuseppe è molto umana, carica di preoccupazione e di rimprovero, così come l’ atteggiamento di Gesù adolescente che, al di là delle considerazioni teologiche, risponde con la sicurezza e forse l’ audacia di ogni adolescente (Luca 2,48-49). Dunque una famiglia che s’ interroga su come educare un figlio e che vive le ansie di ogni genitore; dall’ altra parte un adolescente che s’ interroga e interroga altri, alla ricerca del vero e del bene, che l’ evangelista ci presenta già capace di stupire per la sua intelligenza e in grado di tenere testa ai maestri della Legge.

Nella prima orazione di questa domenica troviamo queste parole: «Concedi ai coniugi le grazie della loro missione di sposi e di educatori e insegna ai figli l’ obbedienza che nasce dall’ amore». Quella degli sposi è dunque una missione a cui il Signore non fa mancare le grazie necessarie; i figli invece, come il figlio Gesù, hanno il compito di imparare un’ obbedienza che nasce non dalla paura o dalla convenienza, ma dall’ amore. Facciamo nostra anche l’ ultima orazione della Messa, affidando tutte le nostre famiglie: «Larga scenda la tua benedizione, o Padre di misericordia, sulle nostre famiglie perché dal tuo provvido amore ricevano l’ aiuto necessario nelle difficoltà della vita».

Commento di don Marco Bove



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