Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 27 gennaio - Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Pubblicità

Lettura del Vangelo secondo Matteo (2,19-23)

In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’ Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’ Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
   

Dalla Parola alla vita

I Vangeli ci raccontano qualcosa della famiglia di Gesù, per la verità poche cose essenziali. Solo Matteo e Luca ci parlano della sua infanzia, gli altri evangelisti invece, solo della Madre e dei suoi fratelli. Questa domenica è dedicata proprio a loro, a Maria, Gesù e Giuseppe, la Sacra Famiglia, e ancora una volta siamo invitati a contemplare in loro una immagine delle tante nostre famiglie di oggi, e a riconoscere che il Signore Gesù ha avuto bisogno di una famiglia per abitare questo mondo.

A volte corriamo il rischio di guardare la Sacra Famiglia solo vedendone l’ aspetto ideale, come se fosse “perfetta”; in realtà ci viene descritta anche nella sua normalità, quando sono costretti a fuggire in Egitto perché Erode vuole uccidere il bambino Gesù. Come non pensare allora alle tante famiglie che oggi vivono nella paura per i propri figli, a quelle che sono costrette a fuggire perché minacciate o per la fame e la guerra.

Ma la parola di Dio ci indica soprattutto qual è la caratteristica essenziale della famiglia di Nazaret, senza inseguire un modello astratto. L’ evangelista Matteo ci ricorda anzitutto che diverse volte Dio si era rivolto a loro: «Un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Alzati prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’ Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino”». Giuseppe come si era fidato dell’ angelo ed era fuggito, così ora torna sui suoi passi e con Maria e il bambino Gesù, ritorna nella sua terra. Giuseppe, esattamente come Maria, ascolta la parola di Dio e si fida, obbedisce a ciò che il Signore gli ha detto, anche se questo avrebbe comportato disagi e fatiche.

Pensando in particolare a Giuseppe, gli evangelisti non ci riportano neppure una sua parola, né in questo episodio né in nessun’ altra occasione, non certo perché fosse muto, quanto piuttosto per sottolineare il fatto che Giuseppe è colui che ascolta e obbedisce, ascolta e si fida, ascolta e custodisce la sua famiglia, pur sapendo bene di non essere il padre di quel bambino, venuto al mondo per opera dello Spirito Santo.

Ecco dunque il segreto di questa famiglia e di ogni famiglia che ad essa voglia ispirarsi: fidarsi di Dio e della sua parola, di coloro che sono strumento della sua voce, come l’ angelo nel sogno di Giuseppe. Fidarsi e rimanere nell’ obbedienza fiduciosa, sapendo che per ciascuno in famiglia, il Signore ha una parola di bene e di obbedienza.

A volte nelle nostre famiglie si rischia di vivere momenti di incomprensione e di divisione, qualche volta anche di rabbia e purtroppo anche di violenza. Questo accade quando ciascuno insegue le proprie esigenze e pretende che gli altri si adeguino a lui, dal più piccolo al più grande; quando invece insieme si cerca l’ unico vero interesse, quello della famiglia, e ci si ascolta davvero, allora si possono superare le difficoltà e insieme fare le scelte giuste per il bene di tutti.

Commento di don Marco Bove



Loading

Pubblicità
Iniziative San Paolo