Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 25 novembre - II di Avvento

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Lettura del Vangelo secondo Marco (1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: / egli preparerà la tua via. / Voce di uno che grida nel deserto: / Preparate la via del Signore, / raddrizzate i suoi sentieri», / vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
   

Dalla Parola alla vita

Questo tempo di Avvento, che abbiamo iniziato la scorsa domenica, ci fa entrare progressivamente nel mistero della salvezza, così come il Signore Gesù ce lo ha pienamente rivelato.

Questo mistero inizia con la missione di un messaggero, inviato direttamente da Dio, per preparare il popolo ad accoglierlo. L’ inizio del Vangelo secondo Marco ce lo descrive proprio così: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore…». Il messaggero di Dio ha un volto e un nome, si tratta cioè di Giovanni il Battista, ma i destinatari sono anch’ essi ben identificati: «Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme, per ricevere un battesimo di conversione per il perdono dei peccati».

Ma questo è stato solo l’ inizio, perché dopo di lui molti altri inviati hanno portato l’ annuncio del Vangelo ben oltre i ristretti confini di Israele. Tra i primi l’ apostolo Paolo, che riconosce di essere stato chiamato a questo compito: «A me, che sono l’ ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio».

Chi sono dunque i destinatari delle «ricchezze di Cristo»? L’ Apostolo ci ricorda che sono le “genti”, cioè tutti coloro che non appartengono al popolo eletto e che pure sono tra quelli chiamati a accogliere un annuncio di salvezza. Tra queste genti siamo tutti noi, ai quali dopo tanti secoli è giunto quel medesimo annuncio che è risuonato in tutto il mondo, a cominciare dal primo annuncio degli apostoli. Ma la cosa sorprendente è che siamo anche annunciatori e non solo destinatari, cioè quell’ annuncio di speranza e di salvezza che il Signore ha portato sulla terra con il suo “avvento”, la sua venuta in mezzo a noi, ora è chiesto a noi di portarlo oltre i confini della nostra vita privata e delle nostre case.

Un cristiano è sempre anche un testimone, in forza del proprio Battesimo, cioè il Vangelo che abbiamo ricevuto è per noi e, attraverso di noi, per tutti. Sembra allora compiersi quella profezia di Isaia che doveva essere apparsa molto strana ai suoi contemporanei, cioè il fatto che due popoli, da sempre nemici giurati di Israele, avrebbero reso culto a Dio insieme al popolo eletto: «In quel giorno Israele sarà il terzo con l’ Egitto e l’ Assiria, una benedizione in mezzo alla terra». Quella di cui ci parla Isaia è la visione di una salvezza universale: gli Egiziani avevano tenuto schiavi gli Ebrei per quattrocento anni e gli Assiri li avevano deportati, distruggendo la Città santa e il Tempio. Eppure la salvezza è anche per loro e, come ricorda san Paolo, tutti, nessuno escluso, sono chiamati alla conversione e alla fede in Dio. È una profezia molto bella, in contrasto con ciò che spesso pensiamo, cioè escludere tutti coloro che cadono sotto il nostro giudizio perché non riusciamo a immaginare che anch’ essi sono amati da Dio.

Commento di don Marco Bove



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