Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 25 marzo - (delle Palme nella Passione del Signore)

Pubblicità

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (12,12-16) - Messa per la benedizione delle Palme

In quel tempo. La grande folla che era venuta per la festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme e uscì incontro a lui gridando:

«Osanna!

Benedetto colui che viene nel nome del Signore,

il re d’ Israele!».

Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto:

Non temere, figlia di Sion!

Ecco il tuo re viene,

seduto sopra un puledro d’ asina.

I suoi discepoli al momento non compresero queste cose; ma quando Gesù fu glorificato, si ricordarono che di lui erano state scritte queste cose e che a lui essi le avevano fatte.
    

Lettura del Vangelo secondo Giovanni (11,55-12,11) - Messa nel giorno

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’ aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».

Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
   

Dalla Parola alla vita

Possiamo considerare la domenica delle Palme come una vera e propria porta di ingresso che ci fa entrare nella settimana più importante dell’ anno, la Settimana Santa o Settimana Autentica. Il cammino di tutto il tempo quaresimale e il centro di tutto l’ anno liturgico sono proprio qui, nella Pasqua del Signore, nel dono della sua vita per noi, nella sua passione, nella sua morte e nella sua risurrezione.

La liturgia ambrosiana in questa domenica ci offre due scene evangeliche, due vere e proprie “icone” per entrare con Gesù e come Gesù nella sua Pasqua. La prima è quella tradizionalmente usata per la Messa della benedizione delle Palme: l’ ingresso di Gesù a Gerusalemme, seduto su di un asinello e acclamato come il re Messia da una folla festante, che agita rami di palma. Una scena che fa riflettere, perché ci fa pensare a una simile, ma totalmente opposta, quando, di lì a pochi giorni, la stessa folla, invece di acclamarlo, risponderà al governatore Pilato gridando la sua condanna a morte. È un capovolgimento sconcertante, perché le parole di benedizione «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’ Israele» si trasformano in una condanna senza appello: «Crocifiggilo!». Com’ è possibile? Cosa ha fatto cambiare così rapidamente atteggiamento? Non è facile comprenderlo, tuttavia dentro quella folla ci siamo anche tutti noi, con le nostre contraddizioni e i nostri rapidi cambiamenti, la nostra superficialità con cui crediamo di poter accogliere il Signore senza troppa fatica e i tanti momenti in cui siamo pronti a “condannare a morte” gli altri, con i nostri facili giudizi o i nostri pregiudizi.

La seconda scena evangelica si svolge invece a Betania, poco prima della passione del Signore. Ci troviamo in casa di Lazzaro, insieme a Marta, che sta servendo a tavola, e a Maria, che prende un profumo molto prezioso e cosparge i piedi di Gesù, per poi asciugarli con i suoi capelli. Il gesto suscita la pronta reazione di Giuda, che protesta per quello che lui ritiene un inutile spreco, dicendo chiaramente che sarebbe stato meglio vendere il profumo per trecento denari e così aiutare i poveri. Gesù difende Maria dalle critiche di Giuda e profetizza sul vero significato di questo gesto, indicando la propria morte come imminente. Nel suo significato simbolico il gesto di Maria indica lo “spreco” come segno dell’ amore di ogni discepolo nei confronti del Signore, come a dire che l’ amore non bada a spese e spesso si manifesta nell’ eccesso, ma soprattutto nel dono di sé. In fondo anche la vita di Gesù è in un certo senso “sprecata”, cioè donata, come deve essere quella di chiunque ama davvero, cioè di ogni cristiano, di tutti coloro che seguono Gesù come Maestro.

È proprio questo che ci fa “entrare” nella Pasqua di Gesù, che ci prepara cioè a celebrare e vivere la Pasqua come il momento fondamentale della nostra vita cristiana, perché anche noi, con lui e come lui, impariamo a fare della nostra vita un dono ai fratelli.

Commento di don Marco Bove



Loading

Pubblicità