Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 25 giugno - III dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (3,16-21)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’ unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

  
Dalla Parola alla vita

Continua la presentazione della vita secondo lo Spirito. Gesù di fronte a Nicodemo vede il senso di tutta la storia del popolo ebraico educato da Dio nel corso di un millennio. È una storia d’ amore complessa e contrastata nella quale Dio ha mantenuto con amorosa fedeltà la sua alleanza e che ritrova il suo centro nella vicenda storica di Gesù di Nazaret.

1. «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito». La cosa che colpisce è l’ amore di Dio per il mondo, cioè per l’ intera realtà, di cui è il Creatore. Questa verità elementare spesso è dimenticata. Il termine mondo indica, prima di tutto, ogni essere umano. Dio ama tutti e ama tutti allo stesso modo; il cristiano non può pensare di amare Dio se il suo amore non giunge a ogni essere umano. L’ uomo “spirituale” sa che Dio è presente nel cuore di ogni persona e desidera fare in modo che i propri comportamenti esprimano con pienezza questo grande mistero.

2. «Dio ha mandato il Figlio perché il mondo sia salvato per mezzo di lui». Il Padre ha consegnato al Figlio la missione di salvare il «mondo»: uomini, cose, piante e animali. Questo desiderio del Padre è un gran mistero di cui noi comprendiamo solo una parte; sappiamo che la salvezza si esprimerà in pienezza con l’ avvento del regno di Dio, ma non conosciamo né il tempo né l’ ora in cui questo piano divino si attuerà. Il senso della Chiesa si colloca in questo spazio di attesa: la Chiesa non è il regno di Dio ma ne è il segno; d’ altra parte il «mondo» non è ancora il regno di Dio ma ne custodisce in ogni sua cellula la promessa. È perciò importante aver chiaro il duplice significato che nel Vangelo di Giovanni ha il termine «mondo»: da una parte, come in questo brano, «mondo» è tutta la realtà, umana e materiale, creata da Dio; dall’ altra ci sono brani dove il termine «mondo» indica la dimensione spirituale di chi è estraneo alla fede in Gesù. Il mondo-creato è amato da Dio, il mondo-incredulo è chiamato alla conversione.

3. «Chi fa la verità viene verso la luce». Questa espressione è particolarmente efficace e collega la verità alla luce; «fare la verità» non è una scoperta intellettuale, ma significa entrare nella realtà e vedere il mondo illuminato dallo Spirito Santo. Il credente è sempre un profeta perché illumina la realtà che lo circonda. Questo dono spirituale è dato ai cristiani nel Battesimo ed è vissuto quotidianamente nella vita ecclesiale e alimentato dalla preghiera. Pregando, lo Spirito ci unisce a Gesù e ci fa vedere le cose nella luce giusta; questa “operazione” spirituale oggi è facilmente dimenticata. Gesù ha detto ai suoi discepoli: «Siete voi la luce del mondo». Questo non significa: «Siete i più bravi» o «Siete i detentori della verità», ma vuol dire che il cristiano deve lasciar passare nella propria vita la luce ricevuta da Dio. La luce non illumina se stessa ma la realtà che la circonda, così la Chiesa non è mai per se stessa ma vive per il mondo e ama il mondo perché Dio ha donato il proprio Figlio al mondo e non alla Chiesa soltanto.

Commento di don Luigi Galli



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