Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 25 febbraio - II di Quaresima

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’ era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’ acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’ acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’ acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’ acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’ acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’ acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.

Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’ un l’ altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’ altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
    

Dalla Parola alla vita

Ci stiamo addentrando nel cammino quaresimale, potremmo dire nel deserto come l’ antico popolo di Israele al tempo dell’ esodo, o come il Signore Gesù condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato.

La scelta dei brani evangelici della Quaresima ambrosiana, che rimangono sempre gli stessi ogni anno, sono la riproposizione quasi identica di un antico itinerario catecumenale, cioè battesimale, per coloro che si preparavano a diventare cristiani nella notte di Pasqua, ricevendo i tre sacramenti dell’ iniziazione cristiana, cioè il Battesimo, la Cresima e l’ Eucaristia. La Quaresima era per queste persone, i catecumeni appunto, la preparazione prossima a questo passo importante, una preparazione che era cominciata molto prima.

Attraverso il cammino quaresimale il Signore invita anche tutti noi a rinnovare la nostra fede cristiana o, se vogliamo, la nostra alleanza con lui, che abbiamo sancito il giorno del nostro Battesimo. Anche il popolo di Israele infatti, attraverso Mosè, stringe un’ alleanza con Dio e si impegna a osservare la Legge, cioè i dieci comandamenti, come troviamo nella prima lettura di questa domenica. Così anche noi ci siamo impegnati a osservare la nuova Legge che Gesù ci ha insegnato, quell’ unico comandamento che li riassume tutti, l’ amore di Dio e l’ amore del prossimo.

Ma se non siamo stati fedeli alla sua Legge, cioè agli impegni del nostro Battesimo, ecco che la Quaresima diventa l’ occasione per ritornare al Signore, o come dice san Paolo nella seconda lettura a ritrovare la nostra vocazione: «Comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’ amore…. un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti». La nostra prima vocazione dunque è quella di essere figli del Padre celeste e perciò fratelli di tutti, a motivo del nostro Battesimo.

Ma per molti questo tempo di Quaresima può essere anche qualcosa di più, soprattutto per chi è ancora alla ricerca di Dio, o per chi si interroga sul significato della propria fede. La donna Samaritana, che troviamo nel Vangelo di questa domenica, rappresenta molto bene l’ uomo di oggi e un po’ anche tutti noi, che abbiamo sete di qualcosa di vero, di profondo, ma ci accontentiamo di andare al pozzo, cioè ritorniamo continuamente alle tante cose di cui ci riempiamo o con cui cerchiamo di distrarci, ma che alla fine ci lasciano vuoti.

L’ incontro con Gesù, che ha in serbo per noi un’ acqua viva, può essere davvero un dono inaspettato; dice infatti il Signore alla Samaritana: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere”, tu avresti chiesto a lui...». Questa donna, che ha avuto molti mariti, siamo tutti noi alla ricerca di colui che ama davvero. La Quaresima è prima di tutto un cammino di scoperta: scoprirci amati, così come siamo, per accogliere questo dono gratuito e imparare di nuovo l’ unico comandamento necessario, quello dell’ amore.

Commento di don Marco Bove



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