Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 22 luglio - IX dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Marco (8,34-38)

In quel tempo. Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, il Signore Gesù disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà. Infatti quale vantaggio c’ è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita? Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’ uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
    

Dalla Parola alla vita

«Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». L’ invito che Gesù aveva lanciato ai suoi discepoli e alla folla intera, oggi raggiunge anche tutti noi, con la stessa forza e la stessa capacità di provocare. Sembra un invito un po’ folle, perché rinnegare se stessi non è certo una passeggiata. Ma Gesù continua, rendendo il suo invito ancora più paradossale: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà». Ovviamente tutti noi cerchiamo di salvaguardare la nostra vita, di non metterla inutilmente a repentaglio, ma la strada che Gesù ci indica è l’ esatto contrario; la provocazione sta proprio nel credere che solo perdendola, solo mettendola in gioco a motivo del Vangelo e nella sequela del Signore, potrà davvero realizzarsi come vita piena che non è andata perduta.

Questa “follia” per il Vangelo, questo andare contro corrente, ha fatto sempre parte dell’ esperienza dei discepoli del Signore, che nella secolare esperienza della fede ha attraversato molte epoche storiche.

Le letture di questa domenica ci offrono due esempi: il re Davide e san Paolo. Il primo si collega al giorno in cui, attraverso una grande liturgia processionale, Davide introduce l’ arca dell’ alleanza nella città santa per collocarla all’ interno della tenda-santuario. Il re danza davanti all’ arca del Signore e per questo viene criticato e disprezzato da Mical, figlia del re Saul, suo predecessore. Davide rende ragione di questo suo essersi “abbassato” come «un uomo da nulla» e replica alle critiche che gli sono state rivolte, dicendo: «Ho danzato davanti al Signore. Anzi, mi abbasserò anche più di così e mi renderò vile ai tuoi occhi, ma presso quelle serve di cui tu parli, proprio presso di loro, io sarò onorato!».

La “follia” di Davide è per rendere onore a Dio, così come per san Paolo «la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini». Alla comunità di Corinto ricorda infatti da chi è composta quella piccola chiesa nascente: non gente nobile, né potente e neppure dotata di grande sapienza. E poi continua rendendo più esplicita la ragione teologica: «quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti».

Per noi allora tutto questo diventa un messaggio davvero forte: ogni volta che ci sembra di essere un po’ stupidi o ce lo fanno capire chiaramente, ogni volta che facciamo una scelta un po’ contro corrente a motivo della nostra fede, ogni volta che “ci perdiamo qualcosa” perché abbiamo preferito seguire i valori del Vangelo, a quel punto siamo sicuri di essere dalla parte giusta. Forse qualcuno ci disprezzerà, come accadde a Davide, forse qualcuno penserà che siamo dei poveri ingenui, ma noi avremo la certezza semplice e mai arrogante, di aver fatto l’ unica scelta intelligente: farci discepoli di Gesù seguendolo lungo la via del suo Vangelo.

Commento di don Marco Bove



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