Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 21 ottobre - Dedicazione del Duomo di Milano

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (10,22-30)

In quel tempo. Ricorreva a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era inverno. Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone. Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando ci terrai nell’ incertezza? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro: «Ve l’ ho detto, e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
    

Dalla Parola alla vita

La terza domenica di ottobre ha una caratterizzazione particolare, ci riporta infatti a un simbolo caro ai cristiani della diocesi di Milano: il Duomo, la chiesa cattedrale. Non si tratta semplicemente di un legame affettivo a una costruzione, per quanto bella e cara, quanto piuttosto del senso che ricorda a tutti noi, cioè la “cattedra” del vescovo (per questo è detta cattedrale) e, a partire da questo, il legame con colui che, essendo pastore, diventa principio di comunione e punto di riferimento per il cammino di tutti.

Si tratta ancora una volta di riscoprire il nostro essere Chiesa, la nostra appartenenza a un popolo che, attorno al vescovo, rinsalda i propri legami e ritrova la direzione per seguire il Signore Gesù. Il Vangelo richiama proprio l’ immagine di Gesù buon pastore: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano». Il vescovo rappresenta Gesù pastore, ed è chiamato a sostenere il gregge nel cammino, perché possa ascoltare la voce del Signore e farsi suo discepolo. La promessa del Vangelo ci riempie di gioia, perché ci assicura che nessuno potrà strapparci dalla sua mano, non potremo perderci mai. L’ unico rischio è il nostro allontanarci da lui, decidere noi di chiudere il cuore alla sua parola, non fidarci più. È esattamente il rimprovero che Gesù rivolge ai giudei che sono con lui nel tempio, ma che non riconoscono in lui l’ inviato di Dio: «Ve l’ ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me. Ma voi non credete perché non fate parte delle mie pecore».

Ma l’ opera di edificazione della Chiesa non è finita, perché a ogni battezzato è dato il compito di continuare a costruire questo edificio, idealmente la cattedrale. San Paolo, scrivendo ai Corinzi, ricorda a loro e a noi che il fondamento è già stato gettato ed è il Signore Gesù; su quel fondamento tutti noi siamo chiamati a fare la nostra parte, a partire dai diversi materiali a nostra disposizione. E se, sopra quel fondamento, si costruisce con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’ opera di ciascuno sarà ben visibile. I diversi materiali descrivono le differenze che caratterizzano ciascuno di noi, i nostri doni; non importa qual è il materiale, importa aver costruito sullo stesso fondamento, perché sarà poi il giudizio finale, rappresentato dal fuoco, che vaglierà l’ opera di ciascuno.

Questo significa che tutti, non importa se in modo grandioso o umile, siamo chiamati a portare il nostro contributo alla costruzione della casa comune che è la Chiesa. Non soltanto le persone consacrate o quelle che hanno compiti istituzionali, ma tutti noi, per il semplice fatto di essere dei battezzati. Qual è il materiale che ho a disposizione? Come posso servirmene per costruire la Chiesa? Tu Signore hai fiducia in me, in ciascuno di noi, fa’ che sentiamo la responsabilità e la gioia di costruire il nostro pezzetto di “cattedrale”!

Commento di don Marco Bove



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