Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 21 luglio - VI dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (19,30-35)

In quel tempo. Dopo aver preso l’ aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito. Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’ uno e all’ altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
    

Dalla Parola alla vita

Per l’ antico popolo di Israele l’ alleanza con Dio era l’ elemento fondante della propria fede: sul monte Sinai Dio aveva consegnato al suo servo Mosè le tavole della Legge che ne costituivano il fondamento. A queste parole del Signore tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!». A sancire la solennità dell’ impegno assunto, Mosè compie un rito di aspersione che troviamo nella prima lettura di oggi dal Libro dell’ Esodo: «Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo dicendo: “Ecco il sangue dell’ alleanza che il Signore ha concluso con voi sulle base di tutte queste parole”».

Ma nonostante la solennità e la grandiosità di questo momento, sappiamo bene che il popolo non rimase fedele ai quanto aveva promesso: Dio è fedele e rimane fedele per sempre, l’ uomo mostra invece tutte le sue contraddizioni e la sua poca affidabilità. La Lettera agli Ebrei in questa domenica ce lo ricorda chiaramente: se la prima alleanza fosse stata perfetta, non sarebbe stato il caso di stabilirne un’ altra. Dio infatti biasimando il suo popolo dice: «Ecco: vengono giorni, dice il Signore, quando io concluderò un’ alleanza nuova con la casa di Israele e con la casa di Giuda. Non sarà come l’ alleanza che feci con i loro padri, nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dalla terra di Egitto; poiché essi non rimasero fedeli alla mia alleanza…».

In queste parole vediamo dunque come Dio risponde all’ infedeltà dell’ uomo, offrendo cioè un’ alleanza nuova, non più incisa su tavole di pietra ma scritta nella mente e nel cuore del suo popolo, come aveva predetto il profeta Geremia: «E questa è l’ alleanza che io stipulerò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: porrò le mie leggi nella loro mente e le imprimerò nei loro cuori…. perché io perdonerò le loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati». Inoltre il sangue di questa nuova alleanza non sarà più quello di una vittima sacrificale, sarà invece il sangue del Signore Gesù, versato sulla croce. Al momento della consacrazione, nel sacrificio eucaristico, il sacerdote ripete proprio queste parole: «Questo è il sangue della nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti, in remissione dei peccati».

Il sacrificio di Cristo dunque inaugura un’ alleanza nuova ed eterna, nuova perché fondata sul sangue di Cristo ed eterna, cioè indistruttibile, perché fondata sulla fedeltà di Dio. A questa alleanza noi possiamo attingere attraverso i sacramenti, di cui è simbolo ciò che sgorga dal costato di Cristo sulla croce: «Uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua». La scena che l’ evangelista Giovanni descrive sul Calvario rappresenta infatti il compimento di ciò che era iniziato molto tempo prima: «Tutto è compiuto», dice Gesù morendo in croce e consegnando lo spirito. Si compie non solo il destino del Signore Gesù, ma il disegno di salvezza di un’ alleanza tra Dio e l’ uomo che niente e nessuno potranno più spezzare.

Commento di don Marco Bove



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