Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 2 settembre - I dopo il martirio di san Giovanni il precursore

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (3,25-36)

In quel tempo. Nacque una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’ altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’ amico dello sposo, che è presente e l’ ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire».

Chi viene dall’ alto è al di sopra di tutti; ma chi viene dalla terra, appartiene alla terra e parla secondo la terra. Chi viene dal cielo è al di sopra di tutti. Egli attesta ciò che ha visto e udito, eppure nessuno accetta la sua testimonianza. Chi ne accetta la testimonianza, conferma che Dio è veritiero. Colui infatti che Dio ha mandato dice le parole di Dio: senza misura egli dà lo Spirito. Il Padre ama il Figlio e gli ha dato in mano ogni cosa. Chi crede nel Figlio ha la vita eterna; chi non obbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ ira di Dio rimane su di lui.
   

Dalla Parola alla vita

Questa prima domenica dopo il martirio di san Giovanni Battista è caratterizzata proprio dalla sua presenza. Il Vangelo sottolinea qual è il compito che Giovanni ha svolto, rispondendo a una vera e propria chiamata, sapendo bene di non essere lui il Messia: «Sono stato mandato avanti a lui». La sua testimonianza si arricchisce inoltre di un’ immagine cara alla cultura dell’ Antico Testamento, perché Giovanni di se stesso dice di essere «l’ amico dello sposo». Si tratta di una figura che nell’ antichità aveva il compito di affiancare lo sposo nella preparazione delle nozze, per fare in modo che tutto andasse per il meglio. Una persona di fiducia incaricata di svolgere un compito delicato, in vista non solo delle nozze, ma soprattutto dell’ incontro tra lo sposo e la sposa.

Sappiamo che questo richiamo nuziale ha un esplicito riferimento al legame tra Dio e il suo popolo: Dio infatti è lo sposo fedele che ama e continuamente ritorna dalla sua sposa, spesso infedele. Giovanni il Battista ha svolto questo suo compito, infatti di sé dice: «Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’ amico dello sposo, che è presente e l’ ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire».

C’ è una gioia che Giovanni manifesta, per essere stato strumento e occasione di questo “incontro” di amore tra Dio e il suo popolo, attraverso la presenza di Gesù, il Messia atteso. Ora però Giovanni ha capito che il suo compito è terminato, ed è disposto a farsi da parte, a uscire di scena. Anche questo è frutto di grande sapienza e di grande umiltà: saper capire quando è il momento di farsi da parte, accettando di diventare “inutili”, o meglio, riconoscere di aver svolto il proprio compito e dunque di poter gioire per questo, lasciando che solo il Signore sia il vero protagonista.

A volte siamo un po’ malati di protagonismo: abbiamo bisogno di sentirci indispensabili, cerchiamo inutili riconoscimenti, senza saper vedere che il bene che abbiamo saputo fare è stato propiziato e sostenuto dalla grazia di Dio. Gesù ce lo ha detto chiaramente: «Senza di me non potete far nulla», dunque tutto ciò che abbiamo potuto e saputo fare ci è stato concesso da Dio.

Infine troviamo nella lettura del profeta Isaia un forte richiamo a una religiosità autentica, che non si accontenti dell’ apparenza, ma che sia capace di scendere in profondità: «Questo popolo si avvicina a me solo con la sua bocca e mi onora con le sue labbra, mentre il suo cuore è lontano da me e la venerazione che ha verso di me è un imparaticcio di precetti umani». Il compito che fu di Giovanni Battista doveva proprio aiutare il popolo a ritrovare la via di Dio con autenticità, fare “frutti di conversione”, per accogliere la presenza di colui che avrebbe pienamente rivelato il volto di Dio.

Chiediamo a Dio di essere disponibili ai suoi richiami, attraverso tutti coloro che, come Giovanni Battista, il Signore ci dona perché ci richiamino alla verità della nostra fede e della nostra alleanza con lui.

Commento di don Marco Bove



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