Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 2 dicembre - III di Avvento

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Lettura del Vangelo secondo Luca (7,18-28)

In quel tempo. Giovanni fu informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. Chiamati quindi due di loro, Giovanni li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”». In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Quando gli inviati di Giovanni furono partiti, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che portano vesti sontuose e vivono nel lusso stanno nei palazzi dei re. Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto:

“Ecco, dinanzi a te mando il mio messaggero, / davanti a te egli preparerà la tua via”.

Io vi dico: fra i nati da donna non vi è alcuno più grande di Giovanni, ma il più piccolo nel regno di Dio è più grande di lui».
  

Dalla Parola alla vita

Questa terza domenica del tempo di Avvento ha un titolo particolare: “Le profezie adempiute” e si ricollega a una lunga serie di scritti e di preannunzi profetici che avevano prefigurato la nascita del Messia, un’ era di giustizia in cui sarebbe finalmente apparso l’ inviato dal cielo.

Il profeta Isaia lo descrive come una germinazione che spunta come vita nuova dalla terra, dopo essere stata fecondata dall’ alto, dal cielo: «Stillate, cieli, dall’ alto e le nubi facciano piovere la giustizia; si apra la terra e produca la salvezza e germogli insieme la giustizia». La cosa sorprendente è che il Signore si servirà in modo inaspettato di Ciro, re di Persia, figura totalmente estranea all’ alleanza e alla fede di Israele, eppure chiamato in causa dalla grazia di Dio per diventare strumento di salvezza senza neppure che questi conosca l’ unico Dio.

Le profezie si compiono, ma le vie che Dio sceglie spesso non coincidono con le nostre aspettative e con l’ idea che ce ne siamo fatti. Eppure Dio rimane fedele. È così anche per un’ altra figura, centrale in questo tempo di Avvento, anch’ essa parte delle antiche profezie, si tratta di Giovanni Battista, identificato con il grande profeta Elia che, secondo le Scritture, sarebbe tornato per segnare l’ inizio dell’ era messianica, anticipatore e precursore del Messia. Proprio il Battista, nel momento in cui viene a sapere tutto ciò che Gesù sta compiendo, è come preso da un dubbio, proprio lui che sulla riva del Giordano lo aveva additato a tutti come l’ agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Per questo manda due dei suoi discepoli da Gesù con una domanda ben precisa: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».

Evidentemente Giovanni Battista si era immaginato un Messia differente e dunque ciò che Gesù fa e dice lo mette in difficoltà. Qual è la risposta di Gesù? «In quello stesso momento», registra l’ evangelista, «Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi». E subito dopo rimanda i discepoli da Giovanni con il compito di testimoniare ciò che hanno visto e udito: «i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia».

Tutto questo significa una cosa molto semplice: possiamo anche vedere cose grandi, ma non siamo in grado di comprenderle, non riusciamo a interpretarle nel loro vero significato, nella loro qualità di “segni” di qualcos’ altro, cioè dell’ agire di Dio. Il Signore è in mezzo a noi, i suoi segni accadono anche oggi nella nostra storia, in questo nostro tempo, ma non sempre siamo in grado di riconoscerli. Dio rimane fedele alle sue promesse che non sempre coincidono con le nostre aspettative. Donaci occhi Signore capaci di riconoscere la tua presenza e la tua salvezza, oggi, in questo nostro tempo, al di là dei nostri pregiudizi e dei nostri schemi mentali.

Commento di don Marco Bove



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