Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 19 novembre - II di Avvento

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (3,1-12)

In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: / Preparate la via del Signore, / raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’ acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
    

Dalla Parola alla vita

Al centro di questa seconda domenica di Avvento troviamo un personaggio particolarmente significativo anche se un po’ scomodo: si tratta di Giovanni Battista, che nei Vangeli rappresenta il punto di passaggio dall’ Antico al Nuovo Testamento. Giovanni infatti è l’ ultimo dei profeti e insieme colui che è stato mandato per preparare la strada al Messia.

Giovanni anche oggi si rivolge a noi con una parola forte, un invito che ci deve scuotere: «Convertitevi!». A quel tempo i suoi ascoltatori si facevano battezzare nel fiume Giordano, confessando i peccati e accogliendo il suo invito a raddrizzare le vie; anche noi siamo chiamati a lasciarci profondamente cambiare il cuore e la mente, cioè “convertirci” questo è infatti il significato nel linguaggio del Vangelo. C’ è un male, un peccato da riconoscere anche nella nostra vita, che potrebbe impedire l’ incontro con il Signore che viene.

Giovanni è descritto come gli antichi profeti per il suo modo di vestire, per il suo cibo, e il suo linguaggio; definisce i suoi ascoltatori, e un po’ anche noi, «razza di vipere!». Non ha paura di risultare poco simpatico, il suo compito non lo prevede. Ma nonostante le sue parole forti, preannuncia anche qualcuno che verrà dopo di lui, qualcuno ben più grande di lui che battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Ecco allora l’ invito di questa seconda domenica del tempo di Avvento: a quale conversione siamo chiamati? Che significa per me preparare la via del Signore? Quali sono i sentieri che devono essere raddrizzati?

Anche la prima lettura del profeta Isaia, descrive il futuro come un tempo carico di novità, un tempo nel quale il Signore si risveglierà, si rivestirà di forza e farà ritornare i «riscattati dal Signore» nella terra promessa. Si tratta del ricordo dell’ antica deportazione che il popolo aveva subito ad opera dei babilonesi e che aveva portato il popolo di Dio lontano dalla terra di Sion.

Dunque insieme al verbo «convertirsi» troviamo anche il verbo «ritornare», la promessa di un ritorno carico di gioia, di felicità nel quale, ci ricorda sempre il profeta Isaia, «svaniranno afflizioni e sospiri. Io, io sono il vostro consolatore». Questo tempo ci è dato come occasione per ritornare a casa, là dove il Signore vuole ridarci la gioia che ci ha promesso.

Anche san Paolo nella lettera ai Romani rilegge il proprio ministero di apostolo alla luce di questo compito: «Condurre le genti all’ obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito».

Questo tempo di Avvento contiene allora due inviti: il primo è quello della conversione, del cambiamento del cuore, e qui siamo noi innanzitutto a dover prendere una decisone importante. Il secondo invito è quello di lasciarci prendere per mano e riportare a casa, in quella terra da cui ci siamo allontanati. Ma forse, nella sua pazienza, è sempre il Signore che ci viene a cercare e questo rende possibile il nostro cammino di conversione.

Commento di don Marco Bove



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