Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 19 agosto - XIII dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Luca (7,1b-10)

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’ aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’ io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’ !”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’ udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

Dalla Parola alla vita

Nei Vangeli troviamo diversi racconti delle guarigioni compiute da Gesù e la nostra attenzione si sofferma in particolare sul miracolo avvenuto, sulla forza risanante che Gesù possiede, per ridare salute e vita a tutte le persone sofferenti che incontra. Il Vangelo di questa domenica ci racconta una di queste guarigioni, mettendo però al centro non tanto la guarigione compiuta da Gesù quanto piuttosto la fede di colui che si è rivolto a Gesù per chiedere aiuto. E la ragione è molto evidente: il nostro protagonista non è una persona qualsiasi, uno dei tanti della folla che spesso assedia il Signore, si tratta invece di un pagano, un centurione romano che rappresenta oltretutto la presenza di un esercito straniero, venuto a occupare la terra che Dio ha assegnato al suo popolo. Un comandante dunque che esercita il suo potere in nome di un Impero estraneo e lontano da Dio.

Quest’ uomo però si rivolge a Gesù tramite alcuni anziani dei Giudei, ben consapevole della propria condizione di pagano, sapendo bene di non poter neppure pretendere che il Maestro possa entrare in casa sua, dal momento che la Legge di Mosè non consentiva una cosa del genere, pena la “contaminazione”. Per questo manda a dire a Gesù: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito». La reazione di Gesù è di grande sorpresa e rivolgendosi alla folla che lo segue dice: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». Dietro questa affermazione di Gesù, possiamo scorgere anzitutto un’ intenzione almeno in parte polemica, dal momento che i pagani erano abitualmente considerati lontani da Dio e dalla fede. Gesù invece dice che quest’ uomo ha una fede più grande di chiunque altro in Israele, che dunque l’ appartenenza al popolo eletto, sul piano della fede, non offre alcun privilegio o vantaggio particolare.

Qual è allora il rapporto tra Dio e i pagani, come Dio vede i “non credenti”? Ci aiuta un’ altra figura del passato di cui troviamo testimonianza nella lettura del Secondo libro delle Cronache, il re di Persia Ciro, il quale promulga un editto a favore del ritorno degli ebrei nella terra di Israele, per ricostruire il tempio. Dice infatti Ciro: «Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il Signore, suo Dio, sia con lui e salga». Dio non fa distinzioni di persone, non ha limiti né confini: chiama chiunque alla fede e a rendersi disponibile al suo disegno di bene e di salvezza. Siamo noi che spesso, con i nostri pregiudizi e le nostre chiusure mentali, pretendiamo di mettere dei confini a Dio e ci scandalizziamo della sua capacità di chiamare davvero tutti a cooperare al bene. È un Dio dei credenti e dei non credenti. Ma noi siamo sicuri di essere sempre dalla parte dei credenti? E se dovessimo scoprire di essere talvolta dalla parte dei non credenti, stiamo tranquilli, perché il Signore non smetterebbe di guardarci con amore.

Commento di don Marco Bove



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