Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 18 novembre 2018 – Prima di Avvento

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Lettura del Vangelo secondo Luca 21, 5-28

In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano verso i monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli che stanno in campagna non tornino in città; quelli infatti saranno giorni di vendetta, affinché tutto ciò che è stato scritto si compia. In quei giorni guai alle donne che sono incinte e a quelle che allattano, perché vi sarà grande calamità nel paese e ira contro questo popolo. Cadranno a fil di spada e saranno condotti prigionieri in tutte le nazioni; Gerusalemme sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti.

Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’ attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’ uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
   

Dalla Parola alla vita

Cosa mi riserva il futuro? Cosa mi posso aspettare? Spesso ce lo chiediamo, da tanti punti di vista: personale, lavorativo, affettivo, di salute e tante volte non riusciamo a darci delle risposte capaci di rasserenarci, come se il domani fosse solo carico di incognite.

Entriamo con questa domenica nel tempo di Avvento secondo il rito ambrosiano e subito siamo proiettati in questa dimensione di attesa, siamo spinti a interrogarci sul futuro e sulle tante attese che riempiono il cuore. Le attese indicano soprattutto le speranze che stiamo coltivando in questo tempo della nostra vita, mentre quel che ci attende spesso lo carichiamo delle nostre paure e delle nostre preoccupazioni.

Anche il Vangelo di questa prima domenica sembra non aiutarci da questo punto di vista, anzi descrive qualcosa di apocalittico, a partire dalla profezia di Gesù che preannuncia ai discepoli la distruzione del tempio di Gerusalemme. Quella che l’ evangelista Luca ci riporta è in parte il ricordo storico della distruzione della città santa ad opera dell’ esercito romano e in parte la descrizione della fine del mondo, così come il linguaggio biblico riusciva a immaginarsela: «Vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo... Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina».

Dunque il Vangelo ci ricorda che ogni cosa è segnata dalla fragilità, dalla finitezza, ogni cosa ha una fine, anche quelle più sacre, ma tutto questo sarà il segno che il Signore sta per ritornare sulla terra: «Allora vedranno il Figlio dell’ uomo venire su una nube con grande potenza e gloria». In questi tempi difficili però i discepoli del Signore potranno rendere testimonianza, proprio perché vittime di possibili persecuzioni e false accuse, dalle quali doversi difendere. Anche in questa descrizione c’ è il ricordo storico delle prime persecuzioni nei confronti della Chiesa delle origini, ma a pensarci bene il tempo della persecuzione e della testimonianza ha sempre accompagnato la Chiesa e i credenti di ogni epoca storica.

Dunque siamo alla fine del mondo? Sì, in un certo senso sono venti secoli che il mondo è alla fine, cioè ogni giorno mille cose vedono la loro fine, ma ogni giorno il Signore ritorna, prima del suo ritorno finale, quando concluderà tutta la storia umana.

In questo tempo siamo allora invitati a vivere come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. Sono le parole di san Paolo agli Efesini che ci suggeriscono come vivere da credenti, in particolare questo tempo di Avvento, rinnovando cioè la speranza della fede, vivendo il nostro tempo presente come occasione per testimoniare il Vangelo e guardando al futuro con il cuore di chi non attende guai o cataclismi, ma l’ incontro con il Signore, nostra luce e nostra speranza.

Commento di don Marco Bove



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