Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 18 marzo - V di Quaresima

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (11,1-53)

In quel tempo. Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».

All’ udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto.

Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’ uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’ anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’ anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo.
    

Dalla Parola alla vita

Ci sono molti “passaggi” nella nostra vita, ma ce n’ è uno decisivo, il passaggio che segna il compimento della nostra esistenza, il passaggio attraverso la morte, verso la vita. In questa quinta domenica di Quaresima, le letture bibliche ci aiutano a mettere a fuoco esattamente questo passaggio, a cominciare dal libro del Deuteronomio, in cui Mosè ricorda al popolo di Israele il momento chiave della sua storia, l’ uscita dall’ Egitto e il cammino verso una terra di libertà: «Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire dall’ Egitto con mano potente…. Ci fece uscire di là per condurci nella terra che aveva giurato ai nostri padri di darci».

È il passaggio dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita, attraverso il deserto e le mille insidie che l’ esodo aveva riservato loro. Ma in quei quarant’ anni, come i quaranta giorni della nostra Quaresima, il popolo fa esperienza della «mano potente» di Dio, della sua presenza e della sua forza che salva. Dunque la fede di questo popolo cresce e si rafforza lungo tutto il cammino, per approdare a una terra in cui vivere felici, secondo la Legge che Dio aveva loro dato: «Allora il Signore ci ordinò di mettere in pratica tutte queste leggi, temendo il Signore nostro Dio, così da essere sempre felici ed essere conservati in vita»

Anche il Vangelo va nella stessa direzione, con il racconto della risurrezione di Lazzaro che sembra quasi anticipare la risurrezione del Signore e la promessa di vita che la Pasqua ci vuole rinnovare. Davanti alla morte del fratello, Marta e Maria non possono immaginare il “passaggio” che Lazzaro sta per compiere, quello dalla morte alla vita, ma Gesù interpella Marta proprio su questa promessa di vita: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore vivrà, chiunque vive e crede in me non morrà in eterno. Credi questo?».

La domanda rivolta a Marta in realtà è rivolta a tutti noi che, davanti alle nostre paure e ai nostri lutti, facciamo i conti con la nostra poca fede. La morte, nostra e dei nostri cari, è quanto di più difficile abbiamo da affrontare e accettare, ma Gesù ci interpella proprio su questo. Mentre Marta e Maria protestano con il Signore e quasi gli chiedono conto della sua apparente assenza – «Signore se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!» –, Gesù ripete la stessa domanda: ti fidi di me? Credi davvero che possa abbandonarti alla morte?

In effetti noi vorremmo che il Signore ci evitasse l’ esperienza della fine nostra e dei nostri cari. Ma Gesù ci sta offrendo la salvezza non dalla morte, ma nella morte, attraversando cioè il mare della nostra fragilità e della nostra finitezza. Nell’ esodo della vita possiamo attraversare il deserto della nostra fine solo se ci lasciamo prendere per mano dal Signore risorto. Altrimenti ci sentiremo dimenticati e protesteremo come Marta e Maria, che chiedono a Gesù: «ma tu dov’ eri?». E Gesù non potrà che rispondere: qui sulla riva del limite umano, per prenderti e portarti oltre.

Commento di don Marco Bove



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