Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 18 giugno - II dopo Pentecoste

Pubblicità

Lettura del Vangelo secondo Matteo (5,2.43-48)

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare e insegnava alle folle dicendo: «Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
  

Dalla Parola alla vita

La liturgia torna ad essere per annum, cioè ci affianca nella quotidianità e ci invita a vivere nella carità delle piccole cose il mistero che abbiamo celebrato dal Natale alla Pentecoste. In questo periodo sta al centro la vita secondo lo Spirito.

1. «Ma io vi dico». Gesù compie e supera tutto quello che è stato detto prima di lui. Il cristiano legge tutta la Scrittura alla luce della vita di Gesù; con la sua Pasqua, infatti, ogni parola della Scrittura riceve il suo pieno e definitivo significato. Per questo Gesù non si pone “contro” la Legge ma si mette sopra e oltre la legge.  Anche oggi per noi Gesù è il compimento della legge.

Alla luce dello Spirito diventa chiaro un rischio a cui siamo esposti: vivere il Vangelo lasciandolo misurare dalle situazioni esterne ad esso, mentre lo Spirito, dolcemente, ci suggerisce di mettere il Vangelo, con la sua forza fresca e inalterata, in ogni azione come lievito che la trasformi. La morale evangelica non è contro la legge ma spinge a vivere secondo la legge della libertà dello Spirito e non secondo la lettera della legge, perché «il sabato è fatto per l’ uomo e non l’ uomo per il sabato». È tutta qui la bella notizia del Vangelo.

2. «Affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli». Nel Battesimo siamo diventati figli adottivi del Padre celeste e quindi partecipiamo della sua stessa vita e siamo destinatari della sua eredità. Lo “statuto normale” del cristiano è di vivere una vita che è già eterna perché la carità non avrà mai fine. Lo Spirito ci attesta che siamo figli di Dio e dunque i nostri comportamenti quotidiani nascono e crescono avvolti da questo dono. Siamo interamente avvolti e “rapiti” da questa vocazione: vivere della carità di Dio. Il nostro impegno non è per conquistare qualcosa che non abbiamo e che dobbiamo meritarci, ma per custodire e far crescere dentro di noi il dono che abbiamo già ricevuto. La lotta contro il peccato rimane in tutta la sua durezza e perfino fatica, ma il clima spirituale non può essere la “grinta” dell’ impegno ma la gioia del ringraziamento.

3 «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Di fronte a questa indicazione, che è la sintesi della morale cristiana, si resta ammirati ma anche annichiliti: come è possibile prendere sul serio queste parole? È chiaro che si tratta di una esagerazione inapplicabile alla lettera: allora che si fa? La tentazione è duplice: da una parte limitarsi a ripetere queste parole pensando che la vita è un’ altra cosa, dall’ altra, e più frequentemente, si svuota il Vangelo dal di dentro rendendolo qualcosa di vivibile radicalmente solo da qualche santo… Questi atteggiamenti sono segno di poca fede: non c’ è alcuna fiducia nel seme che la consacrazione battesimale ha posto in noi per abilitarci a vivere secondo lo Spirito. Ciò che sembra inarrivabile per l’ uomo è normale per il cristiano: nulla è impossibile a Dio. Di fronte ai cristiani gli altri dovrebbero, prima o poi, dire: «Io non ti capisco… sei tutto tuo Padre!»; allora la Chiesa sarà luce per il mondo e sale della terra.

Commento di don Luigi Galli



Loading

Pubblicità