Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 18 febbraio - All’ inizio di Quaresima

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (4,1-11)

In quel tempo. Il Signore Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: / “Non di solo pane vivrà l’ uomo, / ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».

Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: / “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo / ed essi ti porteranno sulle loro mani / perché il tuo piede non inciampi in una pietra”».

Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: / “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: / “Il Signore, Dio tuo, adorerai: / a lui solo renderai culto”».

Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
    

Dalla Parola alla vita

«Assisti, o Dio di misericordia, la tua Chiesa che entra in questo tempo di penitenza con animo docile e pronto, perché liberandosi dall’ antico contagio del male, possa giungere in novità di vita alla gioia della Pasqua». Con queste parole la prima orazione della Messa di oggi traccia il cammino quaresimale che ci attende. Si tratta di un tempo di penitenza che conduce alla Pasqua; il frutto che ne speriamo è quello di essere liberati dall’ antico contagio del male, cioè dal peccato che ci allontana dall’ amore di Dio. Gli atteggiamenti suggeriti sono la docilità e la prontezza d’ animo, che riguardano ciascuno di noi personalmente, e che permetteranno alla Chiesa intera di compiere questo itinerario.

I quaranta giorni della Quaresima richiamano il tempo dell’ esodo, il cammino fondamentale del popolo di Israele durato quarant’ anni. Anche noi siamo in un certo senso invitati a rifare lo stesso cammino, cioè a lasciarci alle spalle la schiavitù dell’ Egitto, che per noi è l’ esperienza del peccato, per incamminarci verso la terra promessa: terra di libertà e di nuova vita. Lungo questo cammino un intero popolo è in marcia, ed è anche per noi la dimensione non solo personale ma ecclesiale della Quaresima. Noi siamo quel popolo che camminando nel deserto, impara a fidarsi di Dio e a conoscerne il volto autentico.

Ecco ciò che ci attende, ed ecco perché il Vangelo di quest’ oggi ci propone la “quaresima di Gesù”, cioè l’ esperienza che il Signore, condotto dallo Spirito, ha compiuto all’ inizio del suo ministero pubblico. Anche Gesù infatti è nel deserto e per quaranta giorni e quaranta notti digiuna, come preparazione a ciò che lo attende. È questa la ragione per cui, al termine di questa esperienza, il tentatore si fa avanti e lo incalza con le sue domande e le sue provocazioni.

Le prime due tentazioni riguardano l’ identità stessa di Gesù, il suo essere Figlio di Dio, come se il nemico volesse metterla in discussione e suggerire di procurarsi da solo il pane, senza attendere quello che Dio offre dal cielo, o di sfidare la cura del Padre celeste gettandosi nel pericolo. Gesù non cade nell’ ambiguità del tentatore e ci insegna, nel deserto della nostra vita quotidiana, a rinnovare la nostra fiducia in Dio. Così pure l’ ultima tentazione, il desiderio di possedere «tutti i regni del mondo»: si tratta del delirio della nostra onnipotenza, smascherato ogni volta che ci mettiamo di adorare di tutto, tranne il Signore. È la nuova tentazione di fabbricarci un vitello d’ oro con il nostro lavoro, i nostri successi o la nostra pretesa di cavarcela da soli.

La Quaresima diventa così tempo di grazia e insieme di tentazione. Non è però l’ occasione in cui dobbiamo dimostrare a noi stessi o ad altri quanto siamo bravi e forti. La vera domanda infatti non è: «Cosa devo fare in questa Quaresima?», ma un’ altra: «Cosa farà il Signore in questo tempo? Quali grazie e quali passi in avanti ha disposto per me?». Lasciamoci allora sorprendere dalla sua grazia e incamminiamoci nel deserto con Gesù.

Commento di don Marco Bove



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