Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 18 agosto – X dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Luca (18,24b-30)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio. È più facile infatti per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Quelli che ascoltavano dissero: «E chi può essere salvato?». Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio». Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’ è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».

 

Dalla Parola alla vita

Avere o essere? Prendere o donare? Lasciare o trattenere? La parola di Dio ci pone costantemente davanti a questo tipo di alternative, o meglio la vita stessa ci sfida costantemente e ci mette di fronte al dilemma, costringendoci a decidere da una parte o dall’ altra. L’ insegnamento del Signore, proprio su questo genere di scelte, ci orienta e ci indica che cosa sia più “conveniente”, quale potrebbe essere il vero guadagno.

Si tratta di essere saggi, oculati, sapienti come lo fu il re Salomone che all’ inizio del suo mandato, in sogno ricevette da Dio una richiesta davvero straordinaria: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone avrebbe potuto chiedere di tutto di più, dalla ricchezza al successo sui nemici, ma risponde a Dio chiedendo  «un cuore docile» e che «sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Salomone chiede la saggezza, la capacità di discernimento, per se stesso e per il compito di governo che lo attende. A motivo di questo Dio non solo lo esaudisce («Ti concedo un cuore saggio e intelligente…»), ma gli dona anche ciò che non ha chiesto: «Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessuno altro fra i re…».

È così anche nella logica evangelica, anzi sembra che la ricchezza, più che un vantaggio sia un impiccio, un problema: «È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio!». Davanti a queste parole Pietro rivendica il fatto di aver fatto la scelta giusta: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Quasi in risposta a quanto dice Pietro, il Signore lo rassicura dicendo: «Non c’ è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».

Si tratta davvero di un buon investimento, altrove nel Vangelo si parla addirittura di un guadagno pari a «cento volte tanto», dunque conviene. Ma si tratta sempre di un rischio, cioè bisogna fidarsi di questa Parola e cominciare a sperimentare se è vera, cioè se fin da ora scopriamo di ricevere davvero molto di più, come dice il Signore, già nel tempo presente. Qualcuno potrebbe considerarci degli illusi, un po’ ingenui forse, ma ci ricorda san Paolo che se qualcuno tra voi si crede un sapiente in questo mondo, si faccia stolto per diventare sapiente, perché la sapienza di questo mondo è stoltezza davanti a Dio.

Ecco l’ unica scelta intelligente, secondo il Vangelo, diventare “stolti” per essere davvero sapienti. È per questo che qualche volta conviene passare per stupidi, cioè scegliere di investire in perdita, perché i conti della vita si fanno solo alla fine, solo a quel punto sarà chiaro cosa avremo “guadagnato”. Ma già fin d’ ora, ci assicura il Vangelo, ci sarà dato molto di più cioè, come fu per il re Salomone, ci sarà dato anche quello che non abbiamo chiesto!

Commento di don Marco Bove



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