Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 17 settembre - III dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo secondo Luca (9,18-22)

In quel tempo. Il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».

Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’ uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
    

Dalla Parola alla vita

La liturgia ci conduce per mano alla scoperta del mistero di Gesù. La professione di fede di Pietro e degli apostoli è ancora immatura, ma da questa prima professione di fede inizia il percorso verso il riconoscimento pieno della persona di Gesù nel mistero della sua Pasqua di morte e risurrezione.

1. «Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare». Per comprendere il significato pieno di questo brano di Luca non si può che partire dalla preghiera di Gesù. Perché Gesù prega? Perché la sua umanità è irresistibilmente attratta verso la comunione con il Padre. Questa comunione continuamente cercata con il Padre permette a Gesù di stare in ascolto per scoprire la sua volontà. Così il brano che inizia con la preghiera si conclude con la profezia della Pasqua. Anche per ogni discepolo di Gesù la strada della fede parte dalla preghiera di ascolto e si conclude con la contemplazione dello spettacolo della croce.

2. «Le folle, chi dicono che io sia?». Le folle cercano Gesù; la loro ricerca, lo sappiamo, è più diretta dal desiderio di un intervento miracoloso che non dall’ amore verso la sua persona. Tuttavia questo inizio di cammino può essere una premessa per accompagnare Gesù fino alla Pasqua. Oggi si può dire che le folle cercano la Chiesa? La Chiesa è “cercata dalle folle” quando essa è “trasparenza” di Gesù e, nel vedere la vita dei cristiani, sono aiutate e incoraggiate a incontrarsi con lui, unica speranza di salvezza. Le folle non cercano la Chiesa se alla fine trovano solo la Chiesa e nient’ altro. Pietro professa la sua fede in Gesù come Messia; ma ha scoperto solo mezza verità. Nella mente di Pietro e degli apostoli c’ è ancora la stessa attesa messianica delle folle, l’ attesa di un liberatore sociale e politico. Pietro, come tutti, aspettava “un messia”, ma non immaginava che tipo di Messia fosse Gesù.

3 «Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno». Gesù proibisce di divulgare la scoperta di lui come Messia; questa proibizione appare strana e deve essere rimasta ben scolpita nella mente degli apostoli. Luca dice che di tratta di un ordine severo. Essi si aspettavano il contrario: volevano dire a tutti di prepararsi perché questo profeta potente si è svelato come il Messia atteso. La consegna del silenzio, rimasta impressa nel ricordo degli apostoli, viene subito spiegata da Gesù: «Potete parlare apertamente di me solo dopo aver vissuto la passione e aver capito il senso della croce».

La Chiesa – ciascuno di noi – non può che annunciare e seguire il Crocifisso. Il gesto sacerdotale dell’ offerta di sé al Padre e ai fratelli è l’ unico segno che può annunciare agli uomini il regno di Dio. Gesù è il Messia atteso dalle folle perché sulla croce ha reso il suo Spirito al Padre; il Padre manda lo stesso Spirito sugli uomini perché nasca la Chiesa. Dal costato del Crocifisso per noi «uscì sangue e acqua»: è il segno nuziale della nascita della Sposa-Chiesa chiamata a rinnovare ogni giorno la croce di Gesù nel suo servizio al mondo.

Commento di don Luigi Galli



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