Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 17 marzo - II di Quaresima

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’ era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’ acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’ acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’ acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’ acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’ acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’ acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te».

In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui.

Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’ un l’ altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’ altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica».

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
   

Dalla Parola alla vita

Idealmente il percorso quaresimale ci vuole aiutare a ritrovare il centro della nostra fede, a ritornare alla sorgente. Dunque quello che era uno degli itinerari catecumenali della chiesa delle origini, oggi è diventato per noi il cammino che il rito ambrosiano propone ogni anno attraverso la scelta dei testi evangelici domenicali.

La scorsa domenica abbiamo meditato il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto, che precede l’ inizio del suo ministero pubblico; questo punto di partenza ci ricorda una verità molto semplice: ogni volta che vogliamo metterci davvero in cammino per obbedire a Dio, subito il nostro nemico si fa avanti e ci tenta, cioè tenta di distoglierci da una decisione quanto mai importante per la nostra fede. Il libro del Siracide lo esprime in modo lapidario dicendo: «Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione» (2,1).

Questa seconda domenica ci presenta invece il passo successivo, o meglio il vero punto sorgivo dell’ itinerario credente, che non è tanto l’ incontro–scontro con il nemico, cioè l’ incontro con noi stessi, le nostre fragilità e le nostre contraddizioni, ma di più e meglio l’ incontro con il Signore Gesù. Il racconto dell’ evangelista Giovanni della donna Samaritana lo descrive in modo semplice e molto immediato. Il primo elemento da notare è che questo incontro non è voluto dalla donna ma da Gesù che, in modo apparentemente casuale, si trova proprio presso il pozzo di Sicar, là dove avrebbe dovuto passare. È sempre il Signore che ci viene a cercare, che ci viene incontro e, proprio da questo incontro voluto da lui, è possibile che nasca il cammino di fede, che nasca il discepolo.

Il dialogo successivo tra Gesù e la Samaritana è incentrato sul tema della sete e dell’ acqua viva. Nel linguaggio moderno potremmo paragonarlo al desiderio dell’ uomo: la sua sete rappresenta ciò che l’ uomo ricerca nella sua vita, per trovare risposta ai suoi bisogni più profondi. Ma dal dialogo ricaviamo una verità molto chiara: non è l’ acqua che possiamo attingere noi a calmare la nostra sete più profonda, ma è l’ acqua che il Signore ci può donare, l’ acqua viva, simbolo della grazia e dei sacramenti. Il punto di arrivo di questo incontro e dialogo è ciò che la gente di quella città dice alla donna che li ha invitati a conoscere il Signore: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». I suoi concittadini infatti, dopo aver incontrato a loro volta il Signore, le dicono chiaramente: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo». Dunque, pur passando attraverso la testimonianza di questa donna, ciò che conta è l’ incontro con Gesù, da qui nasce e si rafforza la fede di colui che crede.

Tornare a questa sorgente, in questo tempo di Quaresima, è necessario per tutti noi, sapendo che il Signore è lì, presso il pozzo della nostra vita quotidiana, ad attenderci e ad offrirci di nuovo un’ acqua viva.

Commento di don Marco Bove



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