Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 16 luglio - VI dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Luca (6,20-31)

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: / «Beati voi, poveri, / perché vostro è il regno di Dio. / Beati voi, che ora avete fame, / perché sarete saziati. / Beati voi, che ora piangete, / perché riderete. / Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’ uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti. Ma guai a voi, ricchi, / perché avete già ricevuto la vostra consolazione. / Guai a voi, che ora siete sazi, / perché avrete fame. / Guai a voi, che ora ridete, / perché sarete nel dolore e piangerete. / Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti. Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’ altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. / E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».

   
Dalla Parola alla vita

Le beatitudini sono considerate come la nuova Legge indicata da Gesù ai suoi seguaci. Esse hanno un fascino particolare, ma è necessario andare al cuore di ciò che riesce a generare la gioia del Vangelo.

1. «Ma a voi che ascoltate, io dico». La novità del Vangelo è l’ autorità con cui Gesù parla e la forza con cui chiede l’ obbedienza a ciò che dice. Nel brano di Luca di questa domenica ci sono tre passaggi: le beatitudini, i “guai”, e la novità annunciata da Gesù. Gesù supera la Legge antica e chiede l’ amore per i nemici, di fare del bene a quelli che ci odiano e invita a pregare per loro. Questa proposta è umanamente irragionevole e impossibile da praticare. I credenti hanno tre possibilità: “ridurre” il dato evangelico, impegnarsi con tutte le forze per praticarlo, o affidarsi alla grazia che rende la libertà capace di fare ciò che è possibile solo a Dio. Nel primo caso si riduce a “consiglio” ciò che è semplicemente il Vangelo; nel secondo caso si trasforma il cristianesimo in un titanico sforzo morale scoraggiante per i più.

2. «Beati voi». Le beatitudini evangeliche hanno tutte un punto in comune: la sproporzione incolmabile  tra le situazioni di vita e le promesse che ad esse corrispondono. Povertà, fame, pianto, disprezzo da parte della comunità appaiono più una maledizione che non una benedizione. Ma decisivo è che la fede cristiana, prima di un assenso ad alcune verità, è accettare e abbandonarsi alla pedagogia di Dio che si rivela in Gesù; egli, nella sua umanità, ha scoperto di essere Figlio attraverso le cose che ha patito, accogliendo anche lui la pedagogia del Padre che sceglie i piccoli per fare le cose grandi: la povertà per donare la ricchezza, le lacrime per aprire la strada alla gioia e il disonore per giungere alla gloria. In questi discorsi c’ è il rischio di eliminare la “legge della sproporzione” lodando la povertà, mistificando il dolore ed esaltando forme improprie di umiltà. Ma così si toglie valore alla grazia: si riduce lo scandalo dell’ incarnazione di Dio che «da ricco che era si è fatto povero per arricchire noi con la sua povertà».

3. «Ma guai a voi ricchi». Bisogna aprire gli occhi per vedere l’ unico vero guaio in cui possiamo tutti cadere; la ricchezza, infatti, la sazietà, il sorriso e l’ onorabilità sono tutte cose buone e il cristiano non le deve né temere, né conquistare a ogni costo. Il primo rischio grave è quello della “distrazione”: è il peccato che apre la strada a ogni trasgressione, in cui le creature prendono il  posto del Creatore. Il secondo rischio, molto attuale, è la disperazione: non riuscendo a superare la distanza tra la vita e il Vangelo e non fidandosi della grazia ci si trova perduti in un volontarismo che toglie fiato e gioia. Che fare? Bisogna far rinascere la Chiesa nel cuore dei credenti ridando il primato alla grazia. Con il grazie eucaristico e la centralità della contemplazione nascerà una comunità di perdono, di accoglienza e di uguaglianza: solo così si supera la Legge antica e si entra nel regno delle beatitudini evangeliche.

Commento di don Luigi Galli



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