Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 15 ottobre - Dedicazione del Duomo di Milano

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (21,10-17)

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da agitazione e diceva: «Chi è costui?». E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea». Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: «Sta scritto: / “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. / Voi invece ne fate un covo di ladri». Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide!», si sdegnarono, e gli dissero: «Non senti quello che dicono costoro?». Gesù rispose loro: «Sì! Non avete mai letto: / “Dalla bocca di bambini e di lattanti / hai tratto per te una lode”?». / Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.
   

Dalla Parola alla vita

Nell’ economia generale del Vangelo di Matteo il brano di questa domenica rappresenta una svolta importante: Gesù entra in Gerusalemme acclamato dalla folla e osteggiato dai potenti. L’ ingresso di Gesù in Gerusalemme viene presentato come la realizzazione della profezia di Zaccaria (9,9) che aveva annunciato la venuta del Messia a cavallo di un asino: «Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino».

1. «Tutta la città fu presa da agitazione e diceva: “Chi è costui?”». Da una parte sta «tutta la città», cioè l’ istituzione e i poteri che contano; ci sono tutti: funzionari del tempio, i notabili, i farisei, i maestri della legge, i sadducei. Dall’ altra parte sta la folla che rappresenta il popolo di Dio che riconosce il Messia e non lo rifiuta anche se si presenta in modo mite e umile. La «città», invece, si agita perché non accetta come Messia un re umile e mite, distante dal potere ma potente presso il popolo in parole ed opere. Tuttavia un Messia che cavalca un asino è in linea perfetta con la pedagogia di Dio che lungo tutta la storia di Israele ha innalzato gli umili e abbattuto i superbi.

2. «Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano». Non è un semplice atto contro la disonestà e la mercificazione della religione; in realtà Gesù compie un gesto profetico che annuncia la sua Passione e prospetta la nascita della Chiesa. Da un parte c’ è il Tempio e il giudaismo, dall’ altra ci sono Gesù e la Chiesa; si compie quanto Gesù aveva detto alla Samaritana: «Viene l’ ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità». La Passione del Messia inizia con il gesto profetico che inaugura la nuova alleanza annunciata dai profeti. Non c’ è più bisogno del Tempio perché è Gesù stesso, Verbo fatto carne, il nuovo tempio che raccoglie il popolo di Dio generato dall’ acqua e dallo Spirito Santo, cioè dal cuore aperto del Crocifisso.

3. «Sì!... dalla bocca dei bambini hai tratto per te una lode». Oggi la diocesi ambrosiana celebra la festa della Dedicazione della sua Cattedrale (il Duomo), luogo che esprime l’ unità del popolo di Dio, fatto non da mattoni e calce ma da «pietre vive». Da Gesù, pietra viva «scelta da Dio», nasce la Chiesa; rivolgendosi ai cristiani l’ apostolo Pietro dice: «Quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio» (1Pietro 2,5). Con la Dedicazione della cattedrale si celebra la bellezza del popolo sacerdotale chiamato a fare della propria esistenza un’ offerta gradita a Dio. I discepoli sono i “piccoli” di cui parla il Vangelo: essi affidano la loro speranza alla fedeltà di Dio che mantiene le sue promesse. La chiesa fatta di mura è il segno della Chiesa fatta di carne e raccolta in unità attorno alla cattedra del vescovo: la Dedicazione del Duomo è la gioiosa rappresentazione del «piccolo gregge» che non ha paura perché, ogni giorno nell’ Eucaristia, nasconde la propria vita in quella di Gesù.

Commento di don Luigi Galli



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