Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 15 luglio - VIII dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Marco (10,35-45)

In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’ uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
   

Dalla Parola alla vita

Ci sono alcune pagine del Vangelo che ci mettono davanti agli occhi la grande umanità e anche la grande distanza tra Gesù e i dodici, gli apostoli che lui stesso aveva scelto. Guardando al Vangelo di questa domenica, potremmo dire che fanno proprio una brutta figura, dimostrando in fondo che, di tutto quello che il Signore stava insegnando a loro, non avevano ancora capito nulla. Ma forse siamo così anche noi.

I due fratelli, Giacomo e Giovanni, si avvicinano a Gesù e gli fanno una richiesta un po’ strana: «Concedici di sedere nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Che significa? Di quale gloria stanno parlando? È evidente che si tratta di un grosso equivoco, perché i due discepoli immaginano la gloria di Gesù come qualcosa di terreno: lui è il Messia tanto atteso, dunque nel giro di poco tempo diventerà colui che regnerà su Israele e quindi ci sarà bisogno di “ministri” e uomini di fiducia. I due fratelli dunque stanno chiedendo al Signore di poter condividere un po’ del suo potere, di avere i posti più importanti nel momento in cui finalmente instaurerà il suo regno, di cui spesso parla.

Gli altri apostoli però non sono da meno: «Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni»; si sentono raggirati, hanno l’ impressione che questi due vogliano portare via a loro l’ onore dei primi posti. Ma cosa hanno capito allora di tutto l’ insegnamento di Gesù? A quale gloria stanno pensando? Più volte il Signore aveva detto che il suo regno non sarebbe stato di questo mondo, che la sua gloria sarebbe stata una cosa ben diversa dalla gloria umana, ma di questo i discepoli sembrano non aver capito nulla.

Con grande pazienza allora il Signore ricomincia da capo e spiega loro qual è il vero significato di ciò che sta insegnando. C’ è una grande differenza tra coloro che sono considerati grandi e che dominano, opprimendo le nazioni: «Tra voi però non è così: ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’ uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Anche nel mondo di oggi, anche nella Chiesa, spesso assistiamo a qualcosa di simile: qualcuno che vuole passare avanti, che cerca i posti di onore dimostrando di non aver capito nulla del Vangelo. Gesù presenta se stesso come modello, spiega che il suo potere è il servizio, che il suo posto è l’ ultimo, cioè quello dello schiavo; che il calice che berrà sarà quello della sua passione e della sua morte, donando tutta intera la sua vita.

Ma il problema è che noi certe cose crediamo di averle capite e poi, con le nostre scelte e il nostro atteggiamento, dimostriamo esattamente il contrario. Il Vangelo non è difficile da capire ma da vivere, così ci ritroviamo anche noi, come Giacomo e Giovanni, a chiedere i posti migliori, credendoci migliori degli altri. Gesù sceglie il posto del servo, se vogliamo seguire lui allora dobbiamo proprio cambiare prospettiva!

Commento di don Marco Bove



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