Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 14 maggio - V di Pasqua

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (14,21-24)

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’ io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Gli disse Giuda, non l’ Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?». Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato».
  

Dalla Parola alla vita

La sintesi delle parole evangeliche di questa domenica potrebbe essere: solo con l’ amore è possibile rispondere all’ amore ricevuto. Abbiamo visto nel Crocifisso-Risorto lo spettacolo della misericordia del Padre e il dono incondizionato del Figlio; con la divina liturgia ci è stato rivelato che è lo Spirito Santo a rendere attuale e vivo per noi questo mistero. Ora ci vien detto come deve essere la nostra risposta a un amore tanto grande quanto immeritato.

1. «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama». Poco prima della passione Gesù ha lasciato ai suoi un comandamento nuovo e riassuntivo: «Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi». È Gesù stesso che ci insegna come rispondere all’ amore che ci ha conquistati e commossi a Pasqua: dobbiamo rispondere con l’ amore fraterno allargandolo oltre i confini della legge. I dieci comandamenti sono solo il punto di partenza, non il punto di arrivo perché, con Gesù, l’ antica Legge è compiuta. Compiuta non significa abolita, ma racchiusa in un orizzonte più grande: ogni azione del cristiano, per essere in linea con il Vangelo della Pasqua, deve assumere la forma del dono crocifisso, cioè incondizionato. La vita cristiana matura quando assume nei comportamenti e nelle scelte quotidiane il criterio indicato da Gesù: chi tiene per la vita per sé la perde, chi perde la vita per lui e per il Vangelo la trova.

2. «Signore come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?». La domanda dell’ apostolo Giuda sorge anche in noi di fronte al mondo che non riconosce Gesù. Il Signore risponde dicendo che la condizione fondamentale per vedere la sua manifestazione è di amarlo: «Se uno mi ama…». Il riconoscimento decisivo avviene accettando la croce di Gesù come suprema e compiuta manifestazione dell’ amore. Noi possiamo “vedere” Dio solo amando perché Dio è amore; questa non è una definizione, ma l’ indicazione essenziale per cogliere la presenza di Dio nel mondo: amando si è in sintonia con il suo agire. In questo senso la fede è possibile solo amando Dio; essa non è mai frutto di una deduzione logica o di un ragionamento filosofico.

3. «Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Sono parole straordinarie e commoventi e mettono i credenti di fronte al mistero, imprevedibile e gratuito, della grazia. Nessuno di noi ha mai visto il Padre e neppure Gesù, ma la fede, che è dono dello Spirito, sa riconoscere la loro presenza nella Parola, nei sacramenti della Chiesa e nei volti delle sorelle e dei fratelli. Dio-Trinità abita nel cuore del battezzato; ciò significa che Dio è realmente presente in ogni azione che il cristiano compie: è questa la vita nuova che la Pasqua di Gesù ha reso possibile e che la consacrazione battesimale offre alla libertà dei credenti. Il pericolo più grande allora è la “distrazione” che, senza negare la fede, ci fa vivere come se Dio non ci fosse.

Commento di don Luigi Galli



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