Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 13 agosto - X dopo Pentecoste

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Lettura del Vangelo secondo Marco (12,41-44)

In quel tempo. Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
   

Dalla Parola alla vita

Gesù, che con assiduità frequentava il Tempio di Gerusalemme (quella che oggi è chiamata «la spianata»), osserva una scena che anche noi conosciamo bene: tra la folla di coloro che fanno offerte al tesoro del Tempio, Gesù nota due comportamenti opposti; da una parte ci sono i ricchi che, con ostentazione, gettano nel tesoro monete preziose e, dall’ altra, una vedova povera che vi getta due monetine. La scena doveva essere usuale, eppure Gesù ci fa caso e richiama i discepoli per farli riflettere.

1. «Tanti ricchi gettavano molte monete». Il gesto esprime sensibilità verso il decoro del Tempio. Gesù non critica il gesto: dice solo che hanno gettato meno di ciò che poteva apparire; perciò il problema non è il denaro donato al Tempio, ma l’ atteggiamento che il gesto esprimeva. Guardando al significato del gesto, Gesù ci dice che lui guarda al cuore, cioè all’ amore con cui le cose vengono fatte. L’ importanza che assume questo gesto di offerta non è nella quantità di denaro versato, quanto nel senso che ad esso si attribuisce.

Se le monete rappresentano la nostra vita dobbiamo capire che il Vangelo non chiede qualche “spicciolo”, ma il dono totale di sé. Per questo nelle opere dei cristiani è più importante la trasparenza evangelica che non il loro volume. La ricchezza eccessiva della Chiesa (e dei cristiani) offusca la gioia del Vangelo togliendo forza alla gratuità e alla grazia. Il tema è grande e tale da far tremare i polsi. La complessità della vita moderna ha fatto sì che molti cristiani si allineassero senza problemi ai comportamenti del mondo: si cerca di non pagare le tasse, ritenendola cosa leggera e non un grave peccato; viene accettato troppo denaro, dimenticando che «il superfluo dei ricchi è il necessario dei poveri», molti non si pongono problemi nell’ accumulare troppo denaro, chiamandolo risparmio. Da questi esempi si vede che non esistono soluzioni facili o precostituite. Ci vuole equilibrio: esattamente l’ equilibrio di Gesù che non condanna il gesto dei ricchi in sé, ma la pretesa di aver fatto chissà cosa e di meritarsi un encomio.

2. «Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato quello che aveva». A prima vista potrebbe anche sembrare un gesto di disperazione. Gesù, tuttavia, lo presenta come esemplare ai discepoli. Bisogna chiedersi in che consiste questa esemplarità. Il gesto della vedova racchiude in sé almeno tre significati su cui val la pena riflettere. Innanzi tutto dimostra l’ amore verso il Tempio: nessuna ricchezza superflua, ma tanta dignità perché la casa di Dio è il segno del vero tempio che, come Gesù ci ha insegnato, è il cuore del credente. La bellezza sobria e trasparente della liturgia è in grado di conservare la fede e di farla ritrovare a chi l’ ha smarrita. La vedova si abbandona a una straordinaria fiducia nella Provvidenza e questo fa del suo gesto un atto di culto autentico; infine questa donna doveva avere una vita bella perché la sua ricchezza non stava nel denaro, ma nella gioia dell’ amore ricevuto e donato.

Commento di don Luigi Galli



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