Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 12 novembre - I di Avvento

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Lettura del Vangelo secondo Marco (13, 1-27)

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù usciva dal tempio, uno dei suoi discepoli gli disse: «Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!». Gesù gli rispose: «Vedi queste grandi costruzioni? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta».
Mentre stava sul monte degli Ulivi, seduto di fronte al tempio, Pietro, Giacomo, Giovanni e Andrea lo interrogavano in disparte: «Di’ a noi: quando accadranno queste cose e quale sarà il segno quando tutte queste cose staranno per compiersi?».
Gesù si mise a dire loro: «Badate che nessuno v’ inganni! Molti verranno nel mio nome, dicendo: “Sono io”, e trarranno molti in inganno. E quando sentirete di guerre e di rumori di guerre, non allarmatevi; deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno terremoti in diversi luoghi e vi saranno carestie: questo è l’ inizio dei dolori.
Ma voi badate a voi stessi! Vi consegneranno ai sinedri, sarete percossi nelle sinagoghe e comparirete davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro. Ma prima è necessario che il Vangelo sia proclamato a tutte le nazioni. E quando vi condurranno via per consegnarvi, non preoccupatevi prima di quello che direte, ma dite ciò che in quell’ ora vi sarà dato: perché non siete voi a parlare, ma lo Spirito Santo. Il fratello farà morire il fratello, il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando vedrete l’ abominio della devastazione presente là dove non è lecito – chi legge, comprenda –, allora quelli che si trovano nella Giudea fuggano sui monti, chi si trova sulla terrazza non scenda e non entri a prendere qualcosa nella sua casa, e chi si trova nel campo non torni indietro a prendersi il mantello. In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!
Pregate che ciò non accada d’ inverno; perché quelli saranno giorni di tribolazione, quale non vi è mai stata dall’ inizio della creazione, fatta da Dio, fino ad ora, e mai più vi sarà. E se il Signore non abbreviasse quei giorni, nessuno si salverebbe. Ma, grazie agli eletti che egli si è scelto, ha abbreviato quei giorni.
Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui; ecco, è là”, voi non credeteci; perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e prodigi per ingannare, se possibile, gli eletti. Voi, però, fate attenzione! Io vi ho predetto tutto.
In quei giorni, dopo quella tribolazione, / “il sole si oscurerà, / la luna non darà più la sua luce, / le stelle cadranno dal cielo / e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”.
Allora vedranno il Figlio dell’ uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’ estremità della terra fino all’ estremità del cielo».
     

Dalla Parola alla vita

Aspettare, quante volte nella nostra vita ci è capitato di aspettare, nelle situazioni più semplici e in quelle più complesse. Aspettare qualcuno che torna da un viaggio, aspettare l’ esito di un esame medico, aspettare in fila che arrivi il nostro turno, aspettare…

Inizia in questa domenica il tempo di Avvento secondo il rito ambrosiano, un tempo di attesa, un tempo che ci vuole condurre fino alla celebrazione della nascita del Signore, fino al Natale. Che cosa dunque dobbiamo aspettare in questo tempo? Solo l’ arrivo di una festività ancora lontana? Per un cristiano però, tutta intera l’ esistenza è tempo di attesa, il discepolo infatti vive nell’ attesa che il Signore ritorni, secondo quanto diciamo durante la celebrazione eucaristica: «Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’ attesa della tua venuta».

Le letture di questa prima domenica di Avvento si ricollegano proprio a questa attesa: san Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto, ricorda loro l’ attesa del ritorno del Signore alla fine della storia, quando «in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima di Cristo che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo». Quando tutto finirà, quando tutto si compirà, allora il Signore risorto tornerà sulla terra, per ridare a tutti vita.

Ma nel linguaggio biblico, in questo caso il linguaggio “apocalittico”, la fine di ogni cosa viene descritta in modo drammatico, come dice il profeta Isaia nella prima lettura: «A pezzi andrà la terra, in frantumi si ridurrà la terra...». Così pure il Vangelo, che ci ricorda la fine di ogni cosa, a cominciare dalle belle pietre del tempio di Gerusalemme, il sole che si oscurerà e la luna che non darà più la sua luce. In realtà l’ evangelista Marco mescola nel suo racconto la descrizione della fine del mondo insieme al ricordo della distruzione della città di Gerusalemme da parte dell’ esercito romano, nell’ anno 70 d.C.

Ma quello della fine sarà anche il momento in cui «vedranno il Figlio dell’ uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria». Dunque il cristiano è colui che attende non tanto la distruzione di tutto, ma il ritorno del Signore, sapendo bene che tutte le cose sono destinate a consumarsi, hanno tutte una fine.

Ma se è vero che il Signore tornerà alla fine della storia, è altrettanto vero che il Signore torna ogni giorno, ogni giorno ci viene incontro e ci dà appuntamento nelle situazioni quotidiane, per poterci incontrare e incoraggiare, insomma per darci vita.

Dunque all’ inizio del nuovo anno liturgico possiamo chiederci: quali sono le mie attese in questo momento della mia vita? Sono più i timori o le speranze? In questo Avvento, dove il Signore mi attende, dove mi darà appuntamento: nel lavoro, nei miei affetti, nel prendermi cura di qualcuno? Saprò riconoscere la sua presenza o sarò solo preoccupato di accumulare e difendere tutto ciò che presto o tardi si consumerà e finirà in niente?

Commento di don Marco Bove



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