Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 10 dicembre - V di Avvento

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Lettura del Vangelo secondo Giovanni (1,19-27a.15c.27b-28)

In quel tempo. Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: / Rendete diritta la via del Signore, / come disse il profeta Isaia».

Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’ acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me, ed era prima di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
  

Dalla Parola alla vita

Non so se vi è mai capitato di vedere una pianta o una radice, che pensavamo oramai secca e senza più vita, che improvvisamente butta un nuovo germoglio, inaspettatamente e quasi contro ogni previsione. Quando accade, di solito ci lascia una sensazione molto bella, di vita e di speranza, ci dice che possiamo aspettarci ancora dei frutti, qualcosa di buono per il futuro.

Il profeta Isaia usa proprio questa immagine del germoglio, per descrivere il futuro del popolo di Israele: il tronco è quello di Iesse, cioè la famiglia del re Davide, e il nuovo virgulto è una persona, il Messia. Quasi con le stesse parole, anche la Lettera agli Ebrei indica che il Messia è Gesù: «Fratelli, è noto che il Signore nostro è germogliato dalla tribù di Giuda». Il Signore Gesù è dunque una promessa di speranza e di vita nuova, su cui lo spirito di Dio si poserà: spirito di sapienza e di intelligenza, di consiglio e di fortezza, di conoscenza e di timore del Signore. Avrà le caratteristiche di un re, come Davide, ed eserciterà il suo potere in modo speciale, perché non giudicherà secondo le apparenze, ma prenderà decisioni eque per gli umili della terra, giudicherà con giustizia i miseri, sarà un re fedele.

Ma come se questo non bastasse, Isaia descrive anche una nuova era che avrà inizio proprio con l’ avvento del Messia, molto simile a un paradiso terrestre, perché è ciò che Dio aveva desiderato e creato per l’ uomo, ricostituendosi dopo il fallimento portato dal peccato e dalla disobbedienza umana. Viene descritta un’ armonia finalmente ritrovata tra creature di solito nemiche, la natura non sarà più fonte di male per l’ uomo, «il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso». Si tratterà di un’ era di pace, non solo per il popolo di Israele ma per tutti, «perché la conoscenza del Signore riempirà la terra».

A questo punto siamo tentati di dire «sarebbe bello», come se si trattasse di qualcosa di impossibile, di un’ illusione. O forse, più giustamente, dovremmo chiederci: «ma come è possibile?», immaginando che qualcosa di soprannaturale possa avvenire, senza sapere bene come. Certo il Messia verrà, anzi è venuto e ancora viene, ma la forza dello Spirito del Signore non è un colpo di bacchetta magica, chiede piuttosto la nostra partecipazione e la nostra disponibilità.

Sono le parole che Giovanni Battista, che abbiamo già incontrato nella seconda domenica di Avvento, rivolge ai suoi contemporanei e a tutti noi, credenti di ogni tempo, nel Vangelo di quest’ oggi: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Una nuova era di pace è già iniziata e inizia ogni volta che facciamo spazio al Signore nella nostra vita, ogni volta che le nostre “vie storte” le raddrizziamo con l’ aiuto e la grazia di Dio. Il mondo inizia a cambiare ogni volta che noi cominciamo a cambiare perché ci lasciamo cambiare la testa e il cuore: è così che inizia un’ era di pace, per noi e per gli altri.

Commento di don Marco Bove



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