Rito ambrosiano
Don Luigi Galli

Domenica 1° ottobre - V dopo il martirio di san Giovanni il Precursore

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Lettura del Vangelo secondo Matteo (22,34-40)

In quel tempo. I farisei, avendo udito che il Signore Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
   

Dalla Parola alla vita

Per cogliere appieno il significato di questo brano evangelico, bisogna aver presente il contesto: Gesù ha appena discusso con i sadducei, che negano la risurrezione dei morti, e li ha messi a tacere. Saputo questo, i farisei, convinti assertori della risurrezione, a loro volta interrogano Gesù per vedere quanto sia “ferrato” nella conoscenza della Legge e per capire se sta dalla loro parte.

1. «Uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova». I farisei, persone pie e scrupolosamente osservanti, interrogano Gesù sui fondamenti della Legge. In che cosa sbagliano i farisei? Certo non nella domanda che pongono a Gesù, assolutamente corretta; sbagliato, invece, è il loro atteggiamento. Non basta la serietà di una domanda, che rimane astratta se non c’ è il desiderio e la ricerca del rapporto personale con Gesù. I farisei, pur essendo osservanti della Legge, mettono alla prova Gesù senza avere il coraggio di lasciarsi interrogare e mettere alla prova da lui. Questo atteggiamento interroga ciascuno di noi e anche lo stile delle nostre chiese: non basta una generica pratica religiosa o una correttezza morale (presupposto importante ma non sufficiente) se non c’ è una profonda intimità con Gesù, alimentata dalla meditazione assidua della Parola, dalla preghiera quotidiana e dalla liturgia.

2. «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore». Questa è la Legge e in questo la Legge non sbaglia. L’ assoluto monoteismo dell’ Antico Testamento che metteva Dio al primo posto è ciò che ha vissuto Gesù in tutti i momenti della sua vita. L’ umanità di Gesù, identica alla nostra ma libera dal peccato, era costantemente rivolta al Padre. Interessante è l’ annotazione che parla di «cuore, anima e mente», cioè di libertà, spiritualità e intelligenza; queste tre dimensioni indicano la pienezza e il primato del nostro rapporto con Dio. Infatti mettere Dio al primo posto non significa che egli è il “numero 1” di una lunga serie in una specie di “scala dei valori”. Dio non è un “valore” da mettere in fila con altri, ma è il centro da cui tutto prende origine e il fondamento su cui ogni cosa trova stabilità e sostanza. Dio è all’ inizio di ogni nostro cammino, accompagna ogni passo con la sua grazia e il suo perdono, ed è il compimento e il fine di ogni nostro pensiero e azione.

3. «Il secondo poi è simile a quello: amerai il prossimo tuo come te stesso». L’ amore verso il prossimo è «simile» all’ amore verso Dio, cioè l’ amore per il prossimo non è una cosa diversa dall’ amore verso Dio, ma ne è il frutto immediato e la garanzia della nostra fedeltà a lui: senza l’ amore e la compassione verso ogni essere vivente non c’ è verità nell’ amore verso Dio. Questa verità è “racchiusa” nella persona di Gesù: in lui il Verbo si è fatto carne umana, perciò ogni carne è parola di Dio. L’ amore tra i fratelli non è un sentimento astratto, ma si deve tradurre in fatti concreti che, in primo luogo, fanno della Chiesa un’ autentica fraternità vissuta, da cui parte la straordinaria compassione dei cristiani verso tutti gli esseri umani.

Commento di don Luigi Galli



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